FIAB, Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, grazie al suo Centro Studi diffonde un’analisi approfondita dello schema di Direttiva presentato dal Mit con le limitazioni della Città 30. Secondo gli esperti, la proposta (non ancora entrata in vigore) ignora l’evoluzione della normativa in tema di sicurezza stradale, pecca di irragionevolezza e risulta in contrasto con il Codice della Strada, con il Piano Nazionale della Sicurezza Stradale e con le stesse Direttive Comunitarie che ne costituiscono il fondamento.

Tre sono gli elementi fondamentali che la rendono inapplicabile:

  1. Il contrasto con le norme sovraordinate 
  2. La velocità, un fattore sottovalutato che non viene messo in relazione al tasso di mortalità 
  3. Una visione obsoleta del concetto di limite

Edoardo Galatola, Responsabile Sicurezza FIAB, afferma: “L’introduzione della città 30 può comportare la perdita di un minuto in un tragitto urbano. Due al più tra andata e ritorno nell’arco di una giornata. Quanto tempo si dedica alla ricerca di un parcheggio? Un minuto del proprio tempo non vale un morto in meno? L’assunto del decreto è proprio questo: un minuto perso non vale un morto in meno. È come se si affermasse che la sicurezza del lavoro non è una priorità, perché non si deve inficiare la produttività. Nessun giudice assolverebbe chi applica una filosofia analoga. E i morti sul lavoro sono solo un terzo dei tremila morti annui sulla strada”.

L’analisi di FIAB vuole quindi portare l’attenzione sul contenuto della Direttiva che risulta non solo irragionevole ma anche probabilmente perseguibile penalmente.

FIAB_Osservazioni_in_merito_al_Decreto_del_Ministro_Trasporti_25gen2024

Fonte: FIAB