”La scelta del Governo di rinviare il blocco dei vecchi motori diesel nell’area più inquinata d’Italia e d’Europa è un attentato alla salute pubblica in ossequio a una retorica populista e anti-ecologica che sta facendo molti danni. Invece di mettere in campo tutte le iniziative che servirebbero a consentire il ricambio del parco auto e di aiutare le fasce della popolazione piu deboli, si sceglie di rinviare e di non fare nulla per abbattere inquinamento.”
Lo dichiara Francesco Ferrante, Vicepresidente Kyoto Club, per questo Kyoto Club aderisce alla presa di posizione di T&E, Clean Cities Campaign, Cittadini per l’Aria e Comitato Torino Respira contro il posticipo di un anno al blocco degli Euro 5 adottato con un emendamento al decreto Infrastrutture.
La dichiarazione di T&E, Clean Cities Campaign, Cittadini per l’Aria e Comitato Torino Respira:
“Non è bastato lo scandalo Dieselgate, probabilmente la più grave truffa industriale mai operata, col fine di occultare le emissioni reali di una tecnologia estremamente inquinante; e non sono bastate tre condanne a carico dell’Italia, da parte della Corte di Giustizia Europea, per il sistematico superamento delle concentrazioni di inquinanti atmosferici, quali il biossido di azoto, che viene in gran parte proprio dai mezzi diesel. Ma, soprattutto, non bastano, al ministro dei Trasporti, le oltre 50mila morti premature per inquinamento atmosferico registrate annualmente nel nostro Paese, con la Pianura Padana maglia nera, in Europa, di una crisi sanitaria enorme. Il diritto di guidare mezzi vetusti e inquinanti vale più di quello alla salute?”
“Quella di oggi è l’ennesima misura dilatoria populista. Si finge di voler tutelare chi guida mezzi altamente inquinanti, e oramai vecchi anche di quindici anni, ma non si dice che i costi stimati dell’inquinamento atmosferico, in Italia, tra il 2024 e il 2030, sono il 6% del PIL nazionale. Anche questi impattano sull’economia dei cittadini”, concludono gli ambientalisti.
———
La data da cui doveva scattare il blocco era il 1° ottobre 2025. A prevederlo è il decreto numero 121 datato 2023 che riguarda Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna sancendo lo stop dal 1° ottobre 2025 al 15 aprile 2026 delle auto diesel Euro 5 nei Comuni con più di 30 mila abitanti. Il provvedimento impone alle Regioni del Bacino Padano (Veneto, Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna) l’adozione di misure stringenti per contrastare l’inquinamento atmosferico, anche in risposta alle procedure d’infrazione europee aperte contro l’Italia. Le auto Euro 5 sono quelle immatricolate tra il 2011 e il 2015 e per controllare a quale classe ambientale appartiene il proprio veicolo bisogna consultare il libretto di circolazione alla voce V.9.
Il Decreto che impone il blocco recita:”Al fine di assicurare l’esecuzione delle sentenze della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 10 novembre 2020 ((nella causa C-644/18)) e del 12 maggio 2022 ((nella causa C-573/19)), le regioni Piemonte, Lombardia, Veneto e Emilia-Romagna provvedono (…)”
Si tratta di due Sentenze che condannano l’Italia per il non rispetto della normativa europea sulla qualità dell’aria recepita in Italia con il D.Lgs.155/2010, ben precedente al “vituperato” (per Salvini) Green Deal. Situazione ben lontana da essere risolta, come mostrato dalla rilevazione effettuata in collaborazione fra Osserevatorio Mobilità Urbana Sostenibile (Kyoto Club e Clean Cities Campaign) e ISDE Italia, che evidenza il perdurare di un’emergenza sanitaria per l’inquinamento atmosferico nelle città italiane.
INQUINAMENTO ATMOSFERICO NELLE CITTA’ ITALIANE, E’ SEMPRE EMERGENZA