Dal primo di ottobre cambieranno le tariffe di Amt e gli utenti dovranno dire addio ad alcune di quelle gratuità che erano state varate dalla precedente amministrazione ma che, conti alla mano, si sono rivelate insostenibili per l’azienda, stretta tra finanziamenti che non arrivano, mancati introiti da bigliettazione e un’endemica difficoltà a recuperare il gettito generato dalle sanzioni amministrative. Rivedere le politiche tariffarie e intervenire sulle eccessive gratuità è la linea d’azione che l’azienda si è data, soprattutto su invito dei due consulenti che sono stati scelti per scrivere quel piano dettagliato voluto dal collegio sindacale e che sarà presentato domani al consiglio di amministrazione, martedì alle organizzazioni sindacali e mercoledì all’assemblea dei soci.

Al lavoro, con tempi che sono diventati man mano sempre più stretti, ci sono il commercialista Giancarlo Strano e l’avvocato Giovanni Bravo: hanno visto e rivisto i conti dell’azienda in lungo e in largo ( Amt non ha ancora presentato il bilancio del 2024), hanno preso atto di alcune condizioni non negoziabili ( tra cui il mantenimento dei livelli salariali e il fatto che Amt deve rimanere in mano pubblica), hanno approfondito e sono giunti alla conclusione che la prima azione da compiere è rivedere le tariffe perché, di fatto, è stata proprio questa manovra a mandare in tilt l’azienda, nel momento in cui è stata lasciata senza l’adeguata copertura economica.

Ma che cosa verrà revisionato? Per adesso, quel che è certo è che non si potrà toccare nulla sino al 30 settembre. Ma allo scadere dell’attuale politica tariffaria, già in proroga di tre mesi, si cambierà direzione. L’ipotesi più forte è quella di ripristinare il pagamento per la metropolitana e per gli ascensori e gli impianti di risalita, mentre l’altra misura da adottare è quella di far pagare a tutti un ticket, anche una tantum, per viaggiare gratuitamente sui mezzi pubblici. Nello specifico, gli under 14 e gli over 70 dovrebbero essere tenuti alla contribuzione di una quota tra i dieci e i venti euro: al momento è riservata solamente a chi ha chiesto il City Pass cartaceo, in futuro dovrebbe essere un esborso previsto per tutti.

Basterà? Probabilmente no, e infatti si sta anche valutando la reintroduzione delle fasce di reddito in base agli indicatori dell’Isee: chi ha la possibilità di pagare — è la visione generale — lo deve fare, anche per garantire il mezzo pubblico per tutti. L’altro settore su cui il piano potrà andare a incidere è quello del servizio: nessuno parla di tagli alle linee, ma di una rimodulazione sì, mentre il progetto a lungo termine  è quello di aumentare almeno del 15% le corsie preferenziali, in modo da avere mezzi più efficienti, puntuali e, di conseguenza, raggiungere una riduzione dei consumi.

Se le linee guida del piano sono finalizzate a frenare le perdite mensili dell’azienda — che ammontano a quattro milioni di euro — rimane poi aperta la partita degli 83 milioni necessari sino a gennaio. Il primo scoglio è in arrivo venerdì, giorno del pagamento della mensilità di luglio ai dipendenti, ma ce ne sono molti altri.

Nel piano in presentazione verrà evidenziato chiaramente che gli enti pubblici, a ogni livello, dovranno mantenere formalmente i propri impegni rispetto ad Amt: e quindi Regione Liguria sarà chiamata ad anticipare alcune partite economiche sugli investimenti, che valgono tra i cinque e i dodici milioni di euro; e quindi il Ministero dell’Ambiente dovrà chiarire se effettivamente spettano ad Amt i quattordici milioni che mai sono arrivati e che sono bloccati sotto forma di accantonamento da Palazzo Tursi ( il che aggrava, peraltro, la non rosea situazione del bilancio del Comune). La prossima settimana per Amt sarà quella decisiva.

fonte: Repubblica