Milano si conferma epicentro del dibattito nazionale sulla mobilità urbana. A due anni dalle elezioni comunali del 2027, il tema è già terreno di scontro politico tra centrodestra e centrosinistra.
«Stanno plasmando una città per ricchi», attacca il vicepremier Matteo Salvini, riferendosi alle politiche della giunta Sala — Ztl, Area B, Area C e ora Area D — che, secondo la Lega, «non hanno senso» e penalizzano i cittadini. Di tono simile l’intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa, che promette: «Quando vinceremo a Milano toglieremo le ciclabili da corso Buenos Aires, spostandole su via Benedetto Marcello o in viale Morgagni, per non intralciare automobilisti e pedoni».
Il sindaco Beppe Sala replica con fermezza. «Qualcuno può ridicolizzare Area B o C e i nostri sforzi per la mobilità sostenibile, ma noi continueremo con determinazione e buon senso su questa strada», ha dichiarato durante gli Stati generali dei trasporti a Palazzo Lombardia. «Le nostre politiche non sono un capriccio: sono il frutto di una visione che guarda al futuro, all’innovazione tecnologica e alla salute dei cittadini. La mobilità sarà la sfida principale del prossimo decennio e chiunque governerà Milano dovrà affrontarla».
Sala sottolinea come gli interventi introdotti — dalla rete ciclabile alle aree a basse emissioni — facciano parte di una strategia più ampia per rendere la città più vivibile, sicura e moderna: «Milano non può tornare indietro. Ridurre traffico e inquinamento non significa penalizzare, ma migliorare la qualità della vita, sostenere l’economia locale e rendere i quartieri più accessibili».
Nel dibattito, tuttavia, emerge un punto di convergenza trasversale. Tutte le forze politiche chiedono al governo di rafforzare i finanziamenti per il trasporto pubblico locale (Tpl) in Lombardia. «Serve un pressing comune – osserva La Russa – perché i trasferimenti per il Tpl lombardo siano almeno pari a quelli della Campania». Il governatore Attilio Fontana aggiunge: «La Lombardia è la regione più penalizzata: copriamo con risorse proprie il 57% del fabbisogno, oltre 419 milioni di euro che potremmo destinare ad altri investimenti».
Al di là delle divergenze ideologiche, la mobilità diventa dunque il banco di prova su cui si misura non solo la visione politica di Milano, ma anche la capacità di immaginare una città più efficiente, inclusiva e sostenibile.
Fonte: Corriere.it