La Cassazione ha messo la parola fine – e lo ha fatto con forza – a un contenzioso durato quasi un decennio tra un gruppo di residenti della zona via degli Orti della Farnesina – galleria Giovanni XXIII e il Comune di Roma. Una battaglia iniziata attorno al 2013-2014, quando gli abitanti, esasperati da smog, vibrazioni, rumori assordanti e corse incontrollate lungo la Tangenziale, decisero di rivolgersi ai tribunali per ottenere interventi concreti di riduzione dell’impatto ambientale.

Da allora il procedimento ha attraversato tre gradi di giudizio, fotografando una situazione definita dagli stessi periti come «intollerabile» sia per la salute sia per la qualità della vita.

La Cassazione ha confermato la condanna stabilita in appello: il Campidoglio dovrà versare circa 10 mila euro a ciascun ricorrente, per un totale di mezzo milione, riconoscendo anni di esposizione a livelli di rumore e inquinamento superiori ai limiti. I vetri tremanti, le terrazze impraticabili e il traffico incessante sono stati ritenuti un danno reale e documentato.

Il Comune dovrà attuare il limite di velocità a 30 km/h sul tratto tra corso Francia e la galleria Giovanni XXIII. Era già stato imposto in appello nel 2023 come misura necessaria per ridurre l’inquinamento acustico. Un intervento che il perito del Tribunale considerava complementare all’installazione dei pannelli fonoassorbenti, giudicati la soluzione più efficace.

La sentenza apre ora la strada a molteplici nuove azioni legali da parte di altri residenti che vivono lungo strade a forte impatto ambientale. L’interpretazione della Cassazione potrebbe infatti costituire un precedente utilizzabile anche in altre aree critiche della città.

Tra primo e secondo grado vi fu un breve spiraglio: l’avvocatura capitolina valutò l’apertura di un tavolo tecnico con i residenti per trovare una soluzione condivisa (scelta dei pannelli, tipologie di intervento, opere di mitigazione).

Una strada che avrebbe potuto evitare la condanna e contenere la spesa pubblica, ma che – spiegano i ricorrenti – fu abbandonata prima ancora di iniziare.

Negli anni il Tribunale ha accertato:

•livelli di rumore superiori ai limiti di legge, sia interni sia esterni alle abitazioni;

•inefficacia delle soluzioni alternative proposte dal Comune (come le finestre autoventilanti, giudicate insufficienti e causa di surriscaldamento degli ambienti);

•necessità di interventi strutturali sulle infrastrutture.

Con il ricorso dichiarato inammissibile, il Campidoglio dovrà:

•pagare i risarcimenti,

•installare i pannelli fonoassorbenti

•applicare il limite di 30 km/h,

tutto «a propria cura e spese».

Per i residenti, assistiti dagli avvocati Alessandra Neri e Piero Sandulli, si tratta della conclusione di una battaglia lunga e logorante; per il Comune, di un passaggio potenzialmente critico, che potrebbe aprire la strada a molte altre azioni simili in città.

Una vicenda che mette ancora una volta al centro il tema della mitigazione dell’inquinamento urbano e della necessità di politiche strutturate e tempestive per proteggere la salute dei cittadini.

fonte: Corriere