La crisi di Amt Genova entra in una fase delicata anche per il trasporto extraurbano. La riduzione delle corse, che in alcuni casi arriva fino al 30%, e la richiesta ai Comuni di aumentare il proprio contributo economico stanno provocando la reazione dei sindaci dei centri dell’area metropolitana, preoccupati per le conseguenze sui cittadini e per il futuro stesso dell’azienda.
Il vicesindaco di Genova Alessandro Terrile riconosce le difficoltà del momento e spiega che il servizio extraurbano presenta da anni uno squilibrio economico. Dal 2014, infatti, i chilometri percorsi sarebbero aumentati da circa 8,5 a 10,4 milioni, mentre il contributo complessivamente versato dai Comuni è rimasto intorno ai 4 milioni di euro. Da qui la richiesta di Palazzo Tursi di un maggiore impegno finanziario degli enti locali, almeno fino alla fine dell’anno, nell’ambito del piano di risanamento di Amt.
La riduzione delle corse dovrebbe essere legata anche alla carenza di autisti. Terrile sostiene che i tagli potrebbero essere temporanei e che il servizio potrà essere progressivamente recuperato con le nuove assunzioni. Il problema, tuttavia, riguarda anche la disponibilità delle risorse necessarie a mantenere un’offerta che, secondo l’amministrazione genovese, da tempo genera perdite.
I sindaci: prima si ripristini il servizio
La posizione dei sindaci dei piccoli Comuni è però critica. Gli amministratori contestano sia la riduzione delle corse sia la prospettiva di dover aumentare la propria partecipazione finanziaria. Al centro del confronto c’è la richiesta di portare dal 20 al 25% il contributo per il servizio extraurbano.
Per i Comuni si tratta di un impegno difficile da sostenere, soprattutto per le amministrazioni più piccole. Ma la questione non è soltanto economica: i sindaci sottolineano che autobus e collegamenti extraurbani rappresentano un servizio essenziale per pendolari, studenti e lavoratori, soprattutto nei territori dove le alternative all’auto privata sono limitate.
Gli amministratori chiedono quindi che prima di aumentare i contributi vengano fornite garanzie sul ripristino delle corse e sul futuro dell’azienda. Il timore è che la riduzione dell’offerta, nata come misura emergenziale, possa trasformarsi in un ridimensionamento strutturale del trasporto pubblico extraurbano.
Il nodo del futuro di Amt
Il confronto si allarga così al piano industriale di Amt. I sindaci chiedono di conoscere con chiarezza quale sia la strategia per riportare in equilibrio l’azienda e quali sacrifici saranno richiesti ai diversi soggetti coinvolti. La posizione espressa dagli amministratori è che il risanamento non possa essere realizzato scaricandone le conseguenze su lavoratori, cittadini e piccoli Comuni.
Tra le preoccupazioni compare anche quella di una possibile futura privatizzazione del trasporto pubblico locale. I sindaci ribadiscono invece l’importanza di mantenere una forte responsabilità pubblica nella gestione di un servizio considerato essenziale per garantire il diritto alla mobilità e la coesione dei territori.
La discussione coinvolge quindi non soltanto Amt e il Comune di Genova, ma anche Città Metropolitana, Regione Liguria e Comuni dell’area metropolitana. Gli amministratori chiedono un confronto complessivo che chiarisca risorse, livelli di servizio, assunzioni e prospettive industriali.
La questione centrale diventa dunque trovare un equilibrio tra la necessità di risanare Amt e quella di non indebolire il trasporto pubblico extraurbano, proprio nei territori dove la sua presenza è più importante. L’eventuale aumento dei contributi comunali, sostengono i sindaci, dovrebbe essere accompagnato da impegni precisi sulla quantità e sulla qualità del servizio e da una strategia credibile per il futuro dell’azienda.
Fonte: la Repubblica Genova, 24 agosto 2026.