Il 22° Rapporto Isfort conferma che l’auto rimane il fulcro della mobilità italiana: nel primo semestre 2025 copre il 60,8% degli spostamenti, frenando la crescita di modalità alternative. L’intermodalità resta infatti marginale, al 2,8%, molto lontana dal 6,5% del 2019, come mostrano i dati del Grafico 8 del Rapporto . Anche il tasso di mobilità sostenibile si stabilizza: 34,7%, poco sotto il livello pre-pandemia.

La fotografia del Rapporto è quella di un Paese che si muove poco e localmente: secondo il Grafico 4, l’81,3% degli spostamenti avviene entro i 10 km e il 73,2% nella scala urbana, valori in crescita e ai massimi degli ultimi anni . Tuttavia, la mancanza di alternative credibili – soprattutto nelle periferie e nel Mezzogiorno – mantiene l’Italia ancorata all’auto anche per i tragitti brevi.

Il documento evidenzia inoltre un paradosso economico e sociale: il possesso dell’auto cresce senza sosta (nel 2024 il parco circolante ha raggiunto 41,3 milioni di veicoli, con un tasso di motorizzazione oltre 70 auto ogni 100 abitanti, come illustrato nel Grafico 16 ), ma le vetture restano ferme per il 93–95% del tempo. Al tempo stesso aumentano i costi: le famiglie spendono 334 euro al mese, per un totale di 105 miliardi l’anno.

Sul fronte sicurezza, i dati non migliorano: il tasso di mortalità resta elevato, 51,4 vittime per milione di abitanti, superiore alla media europea (44,8), come riportato nella sezione dedicata alla sicurezza stradale .

Una nota positiva arriva dal focus sulle Zone 30: l’esperienza di Bologna mostra emissioni ridotte fino al 17%, tempi di percorrenza sostanzialmente invariati e oltre 150 milioni di euro di costi sociali evitati in soli sei mesi.

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