Circa duecento persone si sono riunite sulla via Cristoforo Colombo, uno dei tratti più pericolosi di Roma, nel punto in cui nel 2022 fu ucciso il 19enne Francesco Valdiserri e a pochi metri dal luogo dove, pochi giorni fa, è morta Beatrice Bellucci. «Una strada con troppe croci», denunciano oltre trenta associazioni, riunite nella Giornata per le vittime della strada. La Capitale conta già 100 morti nel 2025 (il doppio nell’area metropolitana).
Il presidio punta il dito contro la mancanza di prevenzione e di politiche efficaci. «Non sono incidenti, ma omicidi causati dalla velocità», afferma Francesca Chiodi, presidente del Movimento diritti dei pedoni, che critica la riforma del Codice della strada e i decreti ministeriali, privi — secondo gli attivisti — di misure chiave: più autovelox, limiti a 30 km/h, controlli e un piano coerente con gli obiettivi del Piano nazionale sicurezza stradale 2030. «Siamo molto indietro rispetto a Spagna e Grecia».
Fortissima la presenza dei familiari delle vittime, con magliette bianche che ricordano giovani come Elena Aubry, Gaia Von Freymann, Camilla Romagnoli e Leonardo Lamma. Tra loro, Bruno Pietrobono, padre di Marco, e Ilaria Sbal, sorella di Alessia. Gli attivisti mostrano misuratori digitali per dimostrare quanto sia semplice rilevare l’eccesso di velocità. Chiedono di correggere le «gravi mancanze» della legge delega e di fermare la “strage silenziosa”.
Nel presidio anche il presidente regionale della Corte dei conti, Massimo Gagliardi, che parla di «emergenza nazionale» e definisce l’alta velocità un comportamento «criminogeno». Invoca interventi mirati e a basso costo — dossi, strisce, autovelox — e più investimenti pubblici. Il Comune ha realizzato 41 attraversamenti rialzati in un anno, ma per le associazioni serve adottare davvero il modello Città 30, come programma organico e infrastrutturale.
L’avvocato Massimiliano Formisano, con “Napoli Pedala”, annuncia un esposto sulle situazioni di rischio già segnalate: «Non un atto d’accusa, ma uno strumento per tutelare la città».
Il messaggio finale è unitario e inequivocabile: «Ogni vittima è evitabile. #bastamortinstrada».
Fonte: Corriere