Segnaliamo questa riflessione di Sofia Pasotto e Demetrio Marra su “A fuoco”, proponendone una sintesi a cura di ChatGPT.

1. Il fatto

L’8 luglio 2025 a Porto Cervo, Gaia Costa, 24 anni, viene investita sulle strisce da un SUV guidato da Vivian Spohr, manager e moglie del CEO di Lufthansa. Il caso è trattato dai media in modo superficiale, senza riflettere sulle implicazioni politiche e sistemiche legate alla sicurezza stradale.

2. Una morte politica, non solo individuale

L’episodio è letto come simbolo di un problema più ampio: l’insicurezza stradale strutturale. Non si tratta solo di responsabilità individuali, ma di un sistema che privilegia l’auto privata e tollera il rischio per pedoni e ciclisti.

3. I numeri della strage stradale

  • 2025 (fino a luglio): 199 pedoni e 119 ciclisti morti (dati ASAPS)
  • 2023: 3.039 morti, 224.634 feriti, 483 pedoni e 212 ciclisti deceduti (ACI/ISTAT)

Gli incidenti non sono eventi imprevedibili, ma conseguenze prevedibili di un modello di mobilità fondato su auto private e combustibili fossili.

4. Critica al nuovo Codice della Strada

Il Codice voluto dal ministro Salvini è accusato di:

  • Ignorare le cause strutturali degli incidenti
  • Ostacolare zone 30 e ZTL
  • Contrastare la mobilità ciclabile
  • Tutela del settore automobilistico anziché della sicurezza collettiva

5. Strada e società: lo squilibrio di potere

L’episodio è letto anche come metafora dei rapporti di forza sociali ed economici: chi guida SUV costosi rappresenta un’élite protetta; chi cammina o va in bici è vulnerabile e spesso marginalizzato.

6. Mobilità e capitalismo

Una critica radicale evidenzia che né il green capitalism europeo né il populismo italiano risolvono i problemi di sicurezza e inquinamento: senza mettere in discussione il modello di produzione e consumo, non ci può essere una vera transizione ecologica.

7. Le soluzioni proposte

  • Limitare drasticamente auto private e velocità
  • Potenziamento del trasporto pubblico (soprattutto su ferro)
  • Promozione della mobilità dolce (piedi, bici, spazi pubblici sicuri)
  • Cambiamento culturale e strutturale, non solo tecnologico

8. La mobilità come forma di lotta e partecipazione

Gli autori, Sofia e Demetrio, rivendicano il gesto quotidiano di usare la bici come scelta radicale e politica. Invitano alla partecipazione attiva (nelle assemblee, nei quartieri, nei movimenti) per trasformare la mobilità e il modo in cui viviamo le città.

9. Conclusione: serve una rivoluzione dal basso

La mobilità giusta è parte della lotta per una società equa, ecologica e democratica. Il cambiamento è possibile solo attraverso azioni collettive e conflitto politico che sfidino il predominio dell’auto e del profitto. La sfida è culturale, sociale e sistemica.