Oltre 500 PEC sono state inviate dai residenti dei Parioli all’assessorato alla Mobilità per protestare contro i cantieri del Grab – Grande Raccordo Anulare delle Bici, la ciclovia di 45 km che dovrà collegare in un unico anello verde parchi, quartieri storici e assi di scorrimento strategici della capitale.
I cittadini lamentano la perdita di centinaia di posti auto – oltre 230 solo in via Guido Reni, più di 70 in via Panama – e il restringimento delle carreggiate che, temono, causerà caos alla ripresa delle scuole e del traffico ordinario. «Sarà un disastro», raccontano, preoccupati per le code e per i bus costretti a muoversi in spazi ridotti.
Dal canto suo, l’assessore Eugenio Patané, collegato da Atlanta dove partecipa all’ITS World Congress, non lascia margini: «Non siamo più in fase di progettazione ma di attuazione, i contratti sono firmati. Fermare o variare i lavori significherebbe danno erariale». L’amministrazione, quindi, va avanti, pur ammettendo la necessità di studiare misure compensative per la gestione del traffico, che saranno rese note a inizio settembre.
Il Grab, però, non è solo un cantiere che toglie parcheggi: è un progetto strategico, inserito nel PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), voluto prima dalla giunta Raggi e confermato dall’amministrazione Gualtieri, che punta a offrire a Roma una vera dorsale ciclabile continua e sicura. In un quadrante come quello tra Parioli e Flaminio – oggi saturo di auto in sosta e traffico veicolare – la nuova ciclovia può diventare un’alternativa concreta per muoversi senza automobile, riducendo emissioni e migliorando la vivibilità dei quartieri.
Le difficoltà dei residenti sono reali, ma la sfida è trasformarle in un passaggio verso una città più equilibrata, dove pedoni, ciclisti e mezzi pubblici possano avere finalmente spazi adeguati. Oggi il Grab divide, ma domani potrebbe essere ricordato come la prima vera spina dorsale ciclabile di Roma, capace di cambiare le abitudini di mobilità in chiave sostenibile.
fonte: Corriere.it