L’ennesimo incidente mortale in via Emilia Levante ha riacceso il dibattito sulla sicurezza stradale a Bologna, oggi città simbolo della Città 30. Marco Pollastri, presidente dell’Osservatorio regionale per la sicurezza stradale, ricorda che ogni automobilista “prima o poi è anche pedone” e invita a un cambio di prospettiva che metta al centro la responsabilità condivisa.
Per Pollastri, ridurre i limiti di velocità è solo un punto di partenza: servono tre pilastri che agiscano insieme — educazione, controlli e infrastrutture. La sola presenza dei cartelli non basta se non accompagnata da un’efficace percezione dei controlli: autovelox e telecamere devono essere spiegati ai cittadini come strumenti per salvare vite, non come “tasse occulte”.
Sul fronte infrastrutturale, i restringimenti di carreggiata, i dossi e le modifiche legate all’arrivo del tram possono aiutare a rendere più sicura la mobilità urbana, costringendo i conducenti ad adottare comportamenti corretti. Intanto i dati regionali 2024, illustrati a luglio, mostrano una tendenza positiva con calo di incidenti, feriti e vittime, anche in aree non interessate dai cantieri. “Non si può abbassare la guardia – ribadisce Pollastri – ma non bisogna neanche drammatizzare singoli picchi”.
Il modello bolognese è sotto osservazione per essere esportato in altre città dell’Emilia-Romagna: esperienze analoghe in Europa dimostrano l’efficacia delle Zone 30, tanto da essere promosse da ONU, UE e Piano nazionale della sicurezza stradale.
La sfida, conclude Pollastri, resta culturale: “La velocità ammazza. Ma se ogni automobilista si ricordasse che a volte è pedone, forse cambierebbe atteggiamento. La Città 30 non è un traguardo, è solo l’inizio verso l’obiettivo più importante: zero morti sulle strade”.
Fonte: Repubblica