Il lavoro agile ha cambiato il volto della città. Secondo il Rapporto 2025 di Roma Servizi per la Mobilità, il 31,4% dei lavoratori romani non va più in ufficio cinque giorni a settimana: un aumento del 6% rispetto al 2021 che segna la definitiva affermazione dello smart working come modalità strutturale.
I vantaggi non riguardano solo i dipendenti, che guadagnano tempo libero e flessibilità, ma anche la città: meno spostamenti quotidiani significano meno traffico, minori emissioni e aria più pulita, in linea con le politiche di mobilità sostenibile varate dal Campidoglio in vista del Giubileo.
L’accordo quadro firmato con il commissario straordinario, Regione, sindacati e associazioni datoriali ha dato impulso alla diffusione del lavoro agile, oggi praticato soprattutto in modalità ibrida (1-3 giorni a settimana). Più limitata la quota di chi lavora sempre da remoto (circa il 2%).
A cambiare è anche la geografia degli spazi: non più solo casa e ufficio, ma coworking, caffetterie, hotel e palestre, frequentati da oltre metà delle donne e quasi la metà degli uomini che lavorano in smart working. Realtà come Ala34 a Monteverde testimoniano l’evoluzione: luoghi che offrono connessioni ultraveloci, servizi e occasioni di networking per ridurre l’isolamento e creare nuove collaborazioni.
La Cgil sottolinea però che ci sono ancora circa 700mila lavoratori potenzialmente compatibili con lo smart working a cui le imprese non concedono questa possibilità: “Bisogna guardare avanti, il lavoro agile porta vantaggi a tutti e va esteso”.
Il trend è chiaro: da misura emergenziale nata con il Covid, lo smart working è ormai parte integrante della vita urbana. Una trasformazione che, se consolidata, può contribuire a decongestionare la mobilità romana e ridisegnare in chiave sostenibile il rapporto fra lavoro, città e qualità della vita.
Fonte: Repubblica