Nel primo semestre del 2025 la sicurezza stradale in Italia mostra alcuni segnali incoraggianti, anche se la strada verso gli obiettivi europei rimane lunga. Secondo le stime preliminari dell’Istat, infatti, tra gennaio e giugno si è registrata una lieve diminuzione degli incidenti con lesioni a persone e dei feriti, ma soprattutto un calo più rilevante delle vittime entro 30 giorni dall’evento. Si tratta di una riduzione del 6,8% rispetto allo stesso periodo del 2024, un risultato che conferma una tendenza positiva ma che non basta ancora a imprimere quella accelerazione necessaria per allinearsi alla traiettoria indicata dall’Unione Europea: dimezzare il numero di vittime e feriti gravi entro il 2030.
Il confronto con il 2019, anno di riferimento scelto da Bruxelles, mostra infatti un quadro a due facce. Da un lato gli incidenti e i feriti diminuiscono solo lievemente; dall’altro, la mortalità scende in modo più marcato (-14,6%), un risultato che segnala un miglioramento della gravità media degli eventi ma anche un rallentamento dei progressi negli ultimi anni. La serie storica giornaliera lo conferma: superata la fase anomala della pandemia, che aveva prodotto un crollo degli incidenti, il 2025 torna su livelli molto vicini al 2019.
Le differenze tra tipologie di strada aiutano a capire meglio cosa sta accadendo. La maggior parte degli incidenti continua a concentrarsi sulle strade urbane, ma è sulla rete extraurbana che si verificano quasi la metà delle vittime, complice la maggiore velocità di circolazione. Il dato più particolare riguarda però le autostrade: rispetto al 2024, nel 2025 il numero di vittime cresce del 4,4%, mentre cala sulle strade urbane ed extraurbane. Questo aumento, tuttavia, va letto con cautela: se si guarda al 2019, proprio le autostrade mostrano la riduzione più forte della mortalità (-33,4%), molto più netta di quella osservata sugli altri tipi di strada.
Il quadro della mobilità aiuta a interpretare questi andamenti. Il mercato dell’auto è ancora in flessione: sia le immatricolazioni di auto nuove sia quelle di motocicli diminuiscono del 4,3% rispetto al 2024. Rispetto al 2019, però, la situazione è molto diversa: il mercato delle auto è in forte contrazione mentre quello delle moto cresce di oltre il 40%. Aumenta, dunque, la presenza di veicoli a due ruote, più vulnerabili e più esposti al rischio di lesioni gravi, soprattutto in ambito urbano.
Anche la mobilità condivisa sta cambiando forma. Il bike sharing continua a crescere in modo significativo, con un aumento stimato del 36% nei servizi e con oltre 5 milioni di noleggi previsti per l’anno. La percorrenza media si riduce, segnale che molti spostamenti avvengono su distanze brevi, spesso integrandosi con altri mezzi. I monopattini, invece, attraversano una fase di consolidamento: diminuiscono gli operatori, ma aumentano le percorrenze (+34% stimato), superando i livelli record del 2022. Meno offerte, ma un uso più strutturato da parte dei cittadini.
Anche i volumi di traffico sembrano stabilizzarsi. Sulla rete extraurbana principale non si registrano variazioni significative rispetto al 2024, mentre in autostrada — dove i dati coprono l’80% della rete — si osserva un leggero aumento delle percorrenze, trainato dai veicoli leggeri. Un ritorno alla normalità che, insieme alla crescita della mobilità su due ruote, contribuisce a spiegare parte delle dinamiche dell’incidentalità.
Guardando ai mesi, il quadro è tutt’altro che uniforme. Rispetto al 2024, nei primi cinque mesi del 2025 le vittime diminuiscono sempre, ma a giugno si registra un’inversione di tendenza con un +10,4%. Rispetto al 2019, invece, i cali più significativi si concentrano tra gennaio e aprile, mentre maggio segna un leggero aumento. È un andamento irregolare, che rispecchia la difficoltà di riportare la mortalità su una traiettoria di riduzione stabile.
In una prospettiva di lungo periodo, però, il progresso è evidente. Rispetto al 2001, la mortalità nei primi sei mesi dell’anno si è ridotta di oltre il 60%. Un risultato importante, frutto di modifiche normative, miglioramenti infrastrutturali, controlli e innovazioni tecnologiche. Ma il rallentamento degli ultimi anni è un campanello d’allarme: per arrivare all’obiettivo europeo del 2030 occorre un’accelerazione decisa.
I dati Istat suggeriscono dunque un quadro complesso e in evoluzione. Da un lato, le politiche di sicurezza stradale stanno producendo effetti, soprattutto nel lungo periodo. Dall’altro, l’Italia continua a muoversi troppo lentamente verso il dimezzamento delle vittime. Per riuscirci occorrerà intervenire in maniera più strutturale, agendo sulle città, sulle velocità, sulla protezione degli utenti vulnerabili e sulle infrastrutture. La sfida dei prossimi anni sarà proprio questa: trasformare i segnali positivi in un cambiamento stabile e significativo.