La Consulta della Bicicletta si stringe ai familiari, agli amici e ai colleghi di Viola Mazzotti, 23 anni, travolta e uccisa oggi da un camion edile in svolta a destra tra via Arcoveggio e via De Giovanni, mentre attraversava regolarmente sulle strisce ciclabili, con diritto di precedenza. Una ragazza giovanissima, investita in pieno giorno, nel cuore della città.

Esattamente la stessa dinamica che un anno fa costò la vita ad Antonio Cavallaro, investito da un mezzo Hera in svolta a destra da via Toscana. Ancora una volta si ripete il tragico copione dell’angolo cieco, una delle principali cause di morte per chi si sposta in bici.

A meno di un mese dall’ultima vittima della violenza stradale e pochi giorni dopo la Giornata Mondiale in Memoria delle Vittime della Strada — durante la quale siamo scese in piazza per chiedere sicurezza — la città piange una nuova tragedia. Se nella civilissima e pluripremiata Bologna Città 30 si continua a morire mentre si cammina o si pedala, è evidente che ciò che si è fatto finora non basta. È tempo di passare dalle dichiarazioni ai fatti. È tempo di assumersi responsabilità politiche, tecniche e morali.

Sensori anti-angolo cieco: non si può aspettare oltre

Chiediamo all’Amministrazione: quante altre morti dovranno avvenire prima che Bologna renda obbligatori i sensori di rilevamento pedoni e ciclisti sui mezzi pesanti?

La misura è già operativa a Milano, riconosciuta legittima dal Consiglio di Stato e approvata anche dal Consiglio comunale di Bologna un anno fa. Non è più possibile rinviarne l’applicazione, a partire dalle flotte delle partecipate Hera e Tper e dai mezzi impiegati nei cantieri pubblici — incluso quello del Tram — coinvolti nei due incidenti mortali.

I dispositivi costano poche centinaia di euro e permettono di salvare vite, segnalando automaticamente la presenza di utenti vulnerabili. Sono una tutela per chi si muove a piedi o in bici e per gli stessi conducenti di mezzi di grandi dimensioni. In una città civile, un errore non può trasformarsi in una condanna a morte.

Mezzi pesanti in città: servono orari, regole e limiti chiari

Ribadiamo la necessità di aprire una riflessione strutturale sul transito in città dei mezzi di grandi dimensioni, definendo con urgenza tempi, orari e dotazioni di sicurezza obbligatorie, soprattutto nelle fasce più sensibili. Le morti di Viola e di Antonio dimostrano che questa lacuna normativa può essere fatale.

Ripensare via dell’Arcoveggio: una pista anni ’90 in una città che vuole essere 30

L’incidente di stamattina impone anche una revisione radicale del tratto ciclabile di via dell’Arcoveggio, progettato negli anni ’90 e da tempo segnalato come pericoloso. Chiediamo:

  • percorsi separati per pedoni e ciclisti,

  • attraversamenti rialzati,

  • accessi laterali messi in sicurezza,

  • carreggiata ridotta per il traffico motorizzato,

  • “golfi” più ampi agli incroci per costringere a rallentare.

Sono standard europei delle Città 30: con queste soluzioni, incidenti come quello di Viola o quello in via Toscana non sarebbero avvenuti.

Controlli: tornare all’essenziale

In un solo mese Bologna ha pianto due ciclisti uccisi: l’ultimo, prima di oggi, era Ettore Pausini. Ogni giorno assistiamo a violazioni gravi e diffuse: velocità eccessiva, mancate precedenze, sorpassi ravvicinati, uso del cellulare alla guida, sosta in doppia fila e sulle ciclabili.

Chiediamo che la Polizia Locale ripristini controlli costanti e mirati su ciò che davvero mette in pericolo la vita delle persone. È una misura semplice, immediata ed essenziale.

Non è più il tempo delle parole

La sicurezza stradale deve tornare al centro dell’agenda politica, sociale e mediatica della città.
Queste morti non sono “incidenti”: sono evitabili. Tutte possono essere prevenute.

Per questo mercoledì 26 novembre alle ore 18:00, invitiamo tutta la città a ritrovarsi in via dell’Arcoveggio, angolo via De Giovanni.

Per non restare sole e soli.
Per ribadire, ancora più forte: BASTA MORTI IN STRADA.
Perché questa sia davvero l’ultima bici bianca.