Il Copenhagenize Index 2025 – EIT Urban Mobility Edition rappresenta oggi il più autorevole benchmark internazionale per capire quanto le città stiano davvero costruendo condizioni favorevoli alla mobilità ciclabile. Non misura le intenzioni ma le condizioni reali: quanto è facile, sicuro e intuitivo spostarsi in bici nella vita quotidiana.

Come ricordano gli autori nell’introduzione, la bicicletta è ormai uno “strumento strategico per il clima, la salute e la qualità urbana”, non più un accessorio delle politiche di mobilità.

In questa edizione, che valuta 100 città di 44 Paesi, c’è una novità significativa: per la prima volta un centro urbano italiano – Bologna – entra nella top 30 mondiale, collocandosi tra le realtà più dinamiche e strutturate dell’ultimo triennio.

Come funziona il Copenhagenize Index: la metodologia

Il report 2025 introduce una metodologia rinnovata, molto più solida rispetto alle edizioni precedenti. L’obiettivo è comparare città anche profondamente diverse, mettendo al centro non tanto i piani o i progetti, ma la qualità dell’esperienza di chi pedala.

Il sistema si basa su tre pilastri che combinano misurazioni oggettive, indicatori strutturali e valutazioni qualitative:

1. Safe & Connected Infrastructure

Misura il grado di protezione e continuità della rete ciclabile:

  • km di piste ciclabili protette,
  • qualità degli incroci,
  • diffusione delle zone 30,
  • riduzione dello spazio per le auto,
  • continuità tra i diversi segmenti.
    Esempio: Copenhagen offre 52 km di infrastrutture protette ogni 100 km di strade, la densità più alta tra le città valutate (p. 25).

2. Usage & Reach

Valuta quanti cittadini utilizzano la bici e quanto la rete sia davvero inclusiva:

  • quota modale,
  • presenza di donne, famiglie, anziani,
  • capillarità e raggiungibilità dei servizi,
  • uso di cargo bike e bike sharing.

3. Policy & Support

Analizza la solidità delle politiche e della governance:

  • investimenti pro-capite (Utrecht 64 €/abitante; Ghent 33 € – p. 27),
  • piani strategici,
  • uffici bici dedicati,
  • linee guida tecniche aggiornate,
  • presenza attiva di ONG e consulte.

Il risultato finale non è un giudizio sui documenti, ma sulle condizioni che la città offre oggi a chi pedala: sicurezza, comodità, accessibilità.

L’Europa nel 2025: tra consolidamento e nuove leadership

Il quadro europeo tracciato dal report è molto chiaro. Le città che guidano la trasformazione sono quelle che hanno scelto di trattare la bici come un sistema complesso, investendo in maniera continuativa, stabilendo standard tecnici vincolanti e misurando i progressi con regolarità.

Alcune tendenze emergono con forza:

1. Città 30 come standard europeo

Parigi, Nantes, Oslo e Amsterdam hanno ormai 70–90% della rete viaria in limite 30 km/h o inferiore. Questa scelta è la base infrastrutturale della sicurezza quotidiana.

2. Reti protette e continue

Le città più avanzate hanno abbandonato da tempo la logica dei “pezzi di ciclabile”. Amsterdam conta 560 km di piste protette, Parigi ha aggiunto quasi 300 km post-Covid, Helsinki e Lione stanno investendo su dorsali metropolitane coerenti.

3. Investimenti forti e continui

Le città che crescono più rapidamente sono quelle che investono tra 20 e 60 € per abitante l’anno. È il caso di Utrecht, Ghent, Copenhagen, Lione, Helsinki.

4. Più sicurezza, più donne in bici

Nel ranking, 2/3 delle città con performance migliori hanno una quota femminile superiore al 45%, segnando un legame diretto tra infrastruttura e inclusività (p. 26).

L’Europa resta la regione leader nel mondo, sia per investimenti, sia per qualità della rete, sia per governance, con un avanzamento accelerato dopo la pandemia.

Bologna: il migliore risultato italiano di sempre

In questo scenario globale, Bologna è la città italiana che più si avvicina alle pratiche europee. Nel profilo dedicato (pp. 78–79), il report valorizza risultati concreti ottenuti negli ultimi quattro anni:

  • oltre metà della città in zona 30,
  • Bicipolitana oltre 100 km, con 26 km aggiunti dal 2022,
  • governance stabile con Consulta della Bicicletta coinvolta,
  • monitoraggio e reporting periodici,
  • nuovi obblighi urbanistici per la sosta sicura,
  • quota femminile degli spostamenti in bici al 52%,
  • crescita dell’uso quotidiano della bicicletta.

Il Copenhagenize parla di Bologna come di un “living laboratory” per le città italiane: un esempio di come, con politiche coerenti, si possa costruire in pochi anni un ambiente urbano più sicuro e più accessibile.

Perché solo Bologna è nel ranking? Il confronto con le altre città italiane

Il report specifica (p. 28) che, per ogni Paese, vengono selezionate solo le città con migliore combinazione tra uso della bici e qualità dello spazio urbano.

Nel contesto italiano, ciò significa che Bologna supera per performance complessive Milano, Firenze, Torino, Padova e Roma.

Ecco un confronto sintetico rispetto alle metriche del Copenhagenize:

Modal share (quota bici)

  • Bologna: 7–10%
  • Firenze: 7%
  • Milano: 5%
  • Torino: 3%
  • Roma: <1%

Zone 30

  • Bologna: >50%
  • Torino: ~30%
  • Milano: <10%
  • Firenze: sperimentale
  • Roma: marginale

Rete protetta

  • Bologna: dorsale continua e in espansione
  • Milano: buona quantità, scarsa continuità
  • Firenze: limitata dalla morfologia storica
  • Torino: infrastrutture non protette
  • Roma: frammentazione estrema

Governance

  • Bologna: Consulta attiva e processi partecipati
  • Milano e Torino: governance recente e discontinua
  • Firenze: buona spinta politica non strutturata
  • Roma: assenza di continuità amministrativa

Investimenti

  • Europa top: 30–60 €/ab
  • Bologna: relativamente alta per l’Italia
  • Altre città italiane: 2–7 €/ab

In sintesi, Bologna è oggi l’unica città italiana a soddisfare contemporaneamente sicurezza, continuità, governance e utilizzo della bici.

Cosa serve per far entrare altre città italiane nel ranking

Il Copenhagenize Index è molto chiaro su questo punto: non esistono ricette segrete, ma scelte strutturali. Le città che migliorano di più nel mondo:

  • adottano la Città 30 come standard urbano,
  • costruiscono reti protette e continue,
  • investono con regolarità,
  • misurano i risultati,
  • coinvolgono attivamente comunità e ONG,
  • introducono standard progettuali avanzati,
  • creano parcheggi sicuri e diffusi.

L’Italia ha oggi un primo caso europeo riconosciuto – Bologna – e un potenziale enorme nelle sue grandi città, se sapranno trasformare piani e annunci in politiche continue, misurabili e valutabili.

Conclusione

Il Copenhagenize Index 2025 ci dice che la mobilità ciclabile non è più un tema di nicchia. È un indicatore della qualità urbana: le città che permettono a tutti di muoversi in sicurezza pedalando sono anche le città che funzionano meglio per tutti.

Per la prima volta, un centro urbano italiano si allinea alle migliori pratiche europee. Bologna non è un’eccezione da celebrare, ma un modello da replicare.

Se Milano, Torino, Firenze e Roma seguiranno la stessa traiettoria, l’Italia potrebbe non solo entrare stabilmente nel ranking, ma contribuire da protagonista alla trasformazione ciclabile europea.

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