La morte di Viola Mazzotti, 23 anni, travolta da un camion mentre andava al lavoro, scuote Bologna. Nel punto dell’incidente – tra via dell’Arcoveggio e via De Giovanni – amici, colleghe e comunità ciclista si sono ritrovati per un minuto di silenzio e per dire “basta”: troppi morti, troppo dolore.

Le associazioni ricordano che nel 2024 – con più controlli – nessun ciclista era deceduto, mentre quest’anno le vittime sono già sette, cinque pedoni e due cicliste/i, quasi sempre sulle strisce. «La Città 30 non può fallire», denunciano Bologna 30 e Salvaiciclisti, chiedendo più controlli, orari regolati per i mezzi pesanti e infrastrutture ciclabili realmente sicure.

L’incidente è avvenuto quando il camion impegnato nei cantieri del tram ha svoltato a destra senza vedere Viola. Il conducente, in stato di shock, è indagato per omicidio stradale. La Procura e la polizia locale stanno ricostruendo la dinamica; intanto la città continua a lasciare fiori e messaggi nel punto in cui Viola ha perso la vita.

Il sindaco Matteo Lepore parla di «giornata buia» e annuncia una “Fase 2” di Città 30: più investimenti, nuova segnaletica e interventi sulle piste ciclabili, inclusa quella dell’Arcoveggio. Sui sensori anti–angolo cieco, già avviati da Hera dopo la morte di Antonio Cavallaro nel 2024, la giunta rilancia il dialogo con Milano e l’ipotesi di una norma nazionale. Tper sta dotando i nuovi mezzi della tecnologia e valutando l’installazione su quelli vecchi.

Le associazioni chiedono risposte rapide e strutturali: strade ciclabili, dossi efficaci, riduzione della velocità, cultura della sicurezza. Il Comitato Bologna 30 ha aperto una raccolta fondi per sostenere il ricorso al Tar contro gli oppositori dei limiti: «È un progetto di civiltà».

Sabato, a Cervia, i funerali di Viola. Bologna promette di non dimenticare e continua a dire: «Nessuna altra vita deve finire così».

Fonte: Repubblica