L’ultimo aggiornamento (2023) dell’Inventario nazionale delle emissioni in atmosfera pubblicato da Ispra conferma un trend di riduzione delle emissioni climalteranti e inquinanti in Italia, ma anche un quadro chiaro: i centri urbani restano il nodo critico, soprattutto per trasporti e riscaldamento.

Con i nuovi dati ISPRA sono stati aggiornati i grafici relativi alle emissioni in atmosfera presenti nell’Osservatorio sulla Mobilità Urbana Sostenibile sia nella parte relativa al confronto fra le 18 città monitorate che in quelle relative alle singole città.

Anidride carbonica

I nuovi dati dell’Inventario nazionale delle emissioni Ispra confermano una dinamica molto netta nelle città monitorate: mentre tra il 1990 e il 2023 le emissioni totali di CO₂ nelle città metropolitane calano complessivamente del 43%, quelle da trasporto stradale diminuiscono solo del 3%, restando sostanzialmente stabili da oltre trent’anni. In molte realtà urbane il peso del traffico sul totale cresce fino a diventare dominante: Firenze passa dal 31% al 99% delle emissioni totali imputabili ai trasporti, Genova dal 17% al 77%, Reggio Calabria dal 68% al 77%. Al contrario, città come Milano, Bologna o Torino riducono significativamente le emissioni totali, ma senza un analogo calo del traffico, che rimane una delle principali fonti di CO₂. Il quadro complessivo mostra che, pur in un contesto nazionale di riduzione generale delle emissioni, la decarbonizzazione urbana è frenata dal comparto stradale, che in molte città è oggi più rilevante, in proporzione, rispetto al 1990.

Ossidi di Azoto

I dati Ispra 2023 mostrano che, nonostante il calo complessivo delle emissioni di ossidi di azoto nelle città metropolitane (-73% dal 1990), il trasporto su strada resta di gran lunga la principale sorgente urbana, con quote che superano il 50% in molte realtà e punte del 66% a Firenze, 62% a Prato e 50% a Milano, Bologna, Catania. Nel dettaglio, le automobili rappresentano la prima fonte di NOx in tutte le città (tra il 40% e il 57% delle emissioni del trasporto), seguite dai veicoli commerciali pesanti, che raggiungono valori molto elevati a Bologna (46%), Venezia (46%), Parma (44%) e Bergamo (37%). Dal punto di vista della rete stradale, oltre il 40–50% delle emissioni proviene dalle strade extraurbane, mentre la quota urbana raramente supera il 30%, segno che anche traffico pendolare e flussi metropolitani incidono fortemente. La principale criticità tecnologica resta il diesel, che in media contribuisce a oltre il 90% delle emissioni da traffico in tutte le città, con picchi superiori al 94% a Venezia, Parma e Bari. Nel confronto storico, la quota di NOx attribuibile al trasporto su strada è cresciuta in quasi tutte le città: Firenze passa dal 30% al 99%, Genova dal 17% al 77%, Catania dal 53% al 68%, confermando che, pur in presenza di un forte calo industriale e termoelettrico, la riduzione dell’inquinamento da NO₂ richiede interventi strutturali sul parco veicolare e sulla mobilità urbana.

Polveri sottili

I dati Ispra 2023 mostrano che nelle città metropolitane italiane le emissioni di PM2,5 e PM10 sono oggi dominate dal settore del riscaldamento domestico, che in molte città supera il 50% del totale: Padova raggiunge il 73% delle emissioni di PM2,5, Cagliari il 68%, Bologna il 64%, Firenze il 64%, Milano il 42%. Gli incendi rappresentano un contributo significativo in alcune realtà del Sud e delle Isole (Catania 36%, Palermo 41%, Messina 59%). Il ruolo dei trasporti stradali, pur non prevalente come per NOx, rimane importante e compreso tra il 6% e il 20%: le quote più elevate si registrano a Milano (19% del PM2,5 e 15% del PM10), Prato (20% PM10), Napoli, Bologna e Roma (tra 14% e 17%). Il contributo dei trasporti è quindi ancora rilevante soprattutto nei grandi centri e nei contesti ad alta densità veicolare. Nel lungo periodo (1990–2023) le emissioni totali di PM2,5 e PM10 hanno registrato un calo significativo, rispettivamente del 58% e del 59%, ma il miglioramento è stato meno marcato nei trasporti, che passano da circa 18.000 a 3.800 tonnellate di PM2,5 e da 20.400 a 6.000 tonnellate di PM10. Nel complesso, il quadro conferma che le polveri sottili urbane dipendono molto più dal riscaldamento che dal traffico, ma quest’ultimo mantiene un impatto non trascurabile nei grandi agglomerati e resta un fattore critico per la qualità dell’aria nelle aree più congestionate.