L’inaugurazione delle nuove fermate Colosseo–Fori imperiali e Porta Metronia della linea C della metropolitana di Roma è stata molto più di un semplice evento infrastrutturale. È stata una giornata carica di emozione collettiva, attesa lunga tredici anni, curiosità e orgoglio civico. Alle 16 in punto, quando il sindaco Roberto Gualtieri ha tagliato il nastro, intorno a lui si sono raccolti cittadini di tutte le età: giovani con gli smartphone pronti a immortalare il momento, romani che avevano seguito tutte le tappe della storia della metropolitana capitolina, esperti di trasporti e semplici utenti desiderosi di provare finalmente un collegamento atteso da decenni.
Il primo treno partito da Colosseo verso Porta Metronia ha simbolicamente segnato l’ingresso della linea C nel cuore monumentale della città, realizzando un nodo di interscambio strategico con la linea B. Per molti cittadini questo significa spostamenti più rapidi e una rete più integrata, capace di collegare quartieri lontani tra Nord, Sud, Est e Ovest. Per l’amministrazione capitolina, come ha sottolineato Gualtieri, si tratta del risultato di “uno straordinario lavoro di squadra”, mentre l’assessore ai Trasporti Eugenio Patanè ha parlato di “una giornata storica” per Roma.
Le nuove stazioni sono state vissute fin da subito come luoghi da attraversare ma anche da scoprire. C’è chi è arrivato per reale necessità di spostamento e chi semplicemente per il piacere di partecipare a un momento collettivo, salire sulle scale mobili e riemergere davanti al Colosseo, ammirando lungo il percorso le stazioni-museo. Neppure la pioggia ha fermato l’afflusso: emblematico il commento di un’anziana signora, determinata a “vedere tutto oggi che è gratis”, riferendosi con affetto ai reperti archeologici emersi durante gli scavi.
Ed è proprio l’archeologia a rendere uniche le fermate Colosseo–Fori imperiali e Porta Metronia. I lavori hanno riportato alla luce secoli di storia stratificata: abitazioni repubblicane, pozzi del V secolo avanti Cristo, resti di domus con ambienti termali, fino alla scoperta eccezionale di una caserma militare del II secolo dopo Cristo. A Colosseo, i reperti raccontano una continuità millenaria legata anche alla presenza dell’acqua, elemento costante nella storia dell’area, come spiegano le restauratrici e gli archeologi coinvolti. A Porta Metronia, invece, la scoperta inattesa della caserma – con le sue stanzette sfalsate per l’uscita ordinata dei soldati – apre una finestra inedita sulla Roma militare dell’età di Traiano.
Non tutto, però, è immediatamente fruibile: i musei interni alle stazioni apriranno nei prossimi mesi, a partire da febbraio, e non manca tra i cittadini la speranza che almeno per i romani l’accesso possa essere gratuito. Accanto all’entusiasmo emergono anche alcune preoccupazioni, come il possibile aumento dei prezzi degli affitti e delle case nei quartieri serviti dalla linea C, segno di come le grandi opere incidano profondamente anche sulle dinamiche sociali urbane.
Dal punto di vista tecnico e ingegneristico, le due nuove fermate rappresentano un’opera da record. Oltre 270 mila metri cubi di scavi complessivi, gallerie fino a 30 metri di profondità, più di 35 mila tonnellate di acciaio utilizzate e un costo totale di 792 milioni di euro. La stazione Colosseo, la più grande, si sviluppa su quattro livelli interrati con nove ascensori e sedici scale mobili, custodendo circa 350 reperti archeologici. Porta Metronia, leggermente più piccola ma più profonda, conta cinque livelli interrati, sei ascensori e un museo di 1.300 metri quadrati con mosaici e affreschi. Durante i lavori, la tutela dei monumenti circostanti è stata garantita da un sistema di monitoraggio imponente, con circa 30 mila strumenti di controllo.
Ma l’inaugurazione non guarda solo al presente. La linea C è pensata come asse portante della trasformazione futura di Roma. A febbraio partiranno i cantieri delle quattro stazioni della tratta T2 – Chiesa Nuova, Castel Sant’Angelo, Ottaviano e Mazzini – seguite poi da quelle della tratta T1, Auditorium e Farnesina. La stazione Venezia, nodo centrale e simbolico, potrebbe aprire entro il 2032, mentre il completamento delle tratte successive è previsto intorno al 2036. Un percorso lungo, che potrebbe consentire, una volta concluso, una profonda pedonalizzazione del centro storico.
Resta però un nodo politico e finanziario cruciale: il ripristino dei 50 milioni di euro tagliati dal Governo alla linea C. Senza questa rimodulazione delle risorse, i nuovi cantieri rischiano ritardi. Il sindaco Gualtieri si è detto fiducioso, in attesa dell’approvazione definitiva della manovra entro fine anno, sottolineando come sarebbe “privo di senso” mettere in difficoltà un’opera strategica per una cifra relativamente modesta rispetto al costo complessivo.
Intanto, tra i tornelli appena aperti e le banchine affollate, il messaggio che emerge è chiaro: le nuove stazioni non sono solo acciaio e cemento, ma un’infrastruttura che connette territori, epoche e persone. Un’opera che, come ha detto Patanè, porta “ossigeno puro” alla città e restituisce ai romani un pezzo di futuro costruito sulle fondamenta della loro storia.
fonte: Repubblica