Tra gli obiettivi del nuovo anno, Torino punta a dare un ruolo stabile alle navette a guida autonoma nel trasporto pubblico locale. La città, insieme alla Regione, ha presentato a Bruxelles un dossier di candidatura per diventare un laboratorio europeo della guida autonoma, seguendo esempi già consolidati negli Stati Uniti e in Cina.

La sperimentazione del minibus AutoMove, avviata il 15 ottobre e aperta a tutti i cittadini, mostra però luci e ombre. Fino al 18 dicembre sono state registrate 815 prenotazioni tramite la piattaforma Wetaxi, ma oltre il 40% delle corse è stato cancellato, per un totale di 330 rinunce, secondo i dati del Comune di Torino.

Secondo GTT, la scarsa regolarità non è un indicatore negativo del progetto: il servizio non nasce per rispondere a una domanda di trasporto reale, ma per testare la tecnologia, raccogliere dati e individuare criticità operative. Le cancellazioni, spiegano dall’azienda, sarebbero dovute soprattutto agli impegni lavorativi degli utenti, spesso spinti dalla curiosità più che da un’esigenza di spostamento.

Per questo motivo, dal 1° dicembre sono stati modificati orari e modalità di esercizio: la navetta percorre un tracciato di tre chilometri intorno al Campus Einaudi, dal lunedì al sabato (escluso il venerdì), in una fascia anticipata tra le 10.30 e le 16.

Con una media di 12 corse al giorno e 485 corse complessive, il minibus – con una capienza massima di otto passeggeri – ha spesso viaggiato senza utenti a bordo, accompagnato solo dal safety driver, incaricato di supervisionare il sistema e intervenire in caso di necessità. Nei due mesi di prova il mezzo è rimasto fermo tre giorni per manutenzione.

Nonostante ciò, il bilancio complessivo viene giudicato positivo: il sistema è considerato affidabile e i tempi di fermo paragonabili a quelli di un veicolo tradizionale. Un risultato che segna comunque un passo avanti rispetto al fallimento del 2022, quando il progetto AutTonomo con due shuttle senza conducente si era arenato per problemi tecnici e burocratici.

La sperimentazione torinese prosegue dunque come banco di prova tecnologico e organizzativo, in vista di un possibile futuro impiego strutturale della guida autonoma nel trasporto pubblico urbano.

Fonte: la Repubblica