L’aria in Sardegna migliora lentamente, ma restano criticità significative e con i nuovi limiti europei in vigore dal 2030 diverse città dell’Isola rischiano di risultare fuori norma. È quanto emerge dal report “Mal’Aria di città 2026” di Legambiente, affiancato dal focus regionale “Bon’aria di Sardegna”.

PM10 e PM2,5: situazione delicata

Nel 2025 il particolato PM10 presenta un quadro preoccupante:

  • meno di un terzo delle centraline sarde è sotto le soglie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità;
  • cinque stazioni superano già i limiti europei previsti per il 2030;
  • Cagliari dovrà ridurre di circa il 30% le concentrazioni di PM10 nei prossimi quattro anni per rispettare i nuovi standard.

Per il PM2,5 la rete è ancora più fragile: solo otto stazioni monitorano questo inquinante. Migliore, ma non priva di criticità, la situazione del biossido di azoto (NO2), con due centraline — tra cui Cagliari — già oltre i limiti Ue.

Secondo Marta Battaglia, presidente di Legambiente Sardegna, non si può più contare su vento e piogge: servono interventi strutturali su mobilità, emissioni e monitoraggio.

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Rete di monitoraggio ridotta

La Sardegna è passata da 43 centraline attive prima del 2018 alle attuali 25, di cui solo 9 misurano il PM2,5. Alcuni capoluoghi, come Nuoro, non risultano più monitorati.

Il Comitato scientifico di Legambiente Sardegna chiede una rete capillare e innovativa, anche con sensori a basso costo integrati alle centraline tradizionali, per disporre di dati affidabili in vista dei nuovi obblighi europei.

Per la Sardegna questo significa intervenire subito su:

  • trasporto pubblico e mobilità elettrica;
  • estensione di Zone a traffico limitato (ZTL), Low Emission Zone (Zone a basse emissioni) e Zero Emission Zone (Zone a zero emissioni);
  • riqualificazione energetica degli edifici;
  • sostituzione delle caldaie a biomassa;
  • gestione delle emissioni agricole.

Il messaggio è chiaro: pur non raggiungendo i livelli del bacino padano o delle grandi città del Sud, Cagliari e l’Isola non possono considerarsi al riparo. Con i nuovi limiti europei, l’aria “accettabile” di oggi potrebbe non esserlo più domani.

Fonte: CagliariToday