La qualità dell’aria è stata uno dei temi centrali nel dibattito politico urbano in Francia in occasione delle elezioni municipali del 2026. L’associazione Respire aveva chiesto ai candidati impegni concreti per rispettare i nuovi limiti europei sull’inquinamento atmosferico previsti dalla direttiva UE 2881/2024, che entreranno in vigore dal 2030.

I dati evidenziavano una criticità diffusa: tra le principali 50 agglomerazioni francesi, circa tre su quattro superavano già almeno uno dei valori che diventeranno obbligatori nei prossimi anni.

La questione si è confermata strettamente legata alle politiche di mobilità urbana. Il manifesto promosso da Respire – composto da 21 misure – puntava su leve ormai centrali anche nel dibattito europeo: potenziamento del trasporto pubblico, riduzione del traffico automobilistico, sviluppo della mobilità ciclabile e incremento degli spazi verdi.

Questo quadro si inserisce in un contesto europeo più ampio. Anche in Italia, il progetto Cambiamo aria dell’Osservatorio monitora sistematicamente le concentrazioni di PM10, PM2.5 e NO₂ in decine di città, evidenziando come il rispetto dei nuovi limiti al 2030 rappresenti una sfida ancora più complessa. I dati mostrano infatti una situazione generalmente più critica rispetto a quella francese, con numerosi superamenti diffusi e persistenti nel tempo.

Per l’Osservatorio, il caso francese conferma come la qualità dell’aria sia ormai un indicatore chiave delle politiche urbane e un terreno di confronto diretto tra modelli di mobilità, pianificazione e salute pubblica, con implicazioni sempre più rilevanti anche per il contesto italiano.