Non è solo una questione economica: la cosiddetta “povertà dei trasporti” sta diventando una nuova forma di esclusione sociale, impedendo a milioni di persone di accedere a lavoro, istruzione e servizi essenziali. Il fenomeno, analizzato nel primo Green Paper del Transport Poverty Lab, evidenzia come il diritto alla mobilità sia sempre più legato al territorio di residenza.
L’Italia appare profondamente divisa: nelle grandi città come Milano l’offerta di trasporto pubblico locale è elevata, mentre in molte aree del Sud e delle isole scende a livelli minimi. Circa 7,3 milioni di cittadini vivono in zone con servizi insufficienti, con punte di vulnerabilità che superano il 10% delle famiglie in regioni come la Calabria.
Il rapporto individua diverse forme di fragilità: dalla mancanza simultanea di reddito e servizi, alla carenza di infrastrutture nei territori periferici, fino agli ostacoli personali che limitano l’accesso anche dove il trasporto esiste. A queste si aggiunge la “vulnerabilità indotta”, legata ai possibili effetti economici delle politiche per la transizione ecologica.
Per affrontare il problema, l’Unione europea mette a disposizione circa 9 miliardi di euro attraverso il Fondo Sociale per il Clima (2026-2032), destinati a rafforzare il trasporto pubblico e sostenere le famiglie più esposte con incentivi e agevolazioni.
Fondamentale anche il ruolo dell’innovazione: soluzioni digitali, mobilità come servizio (MaaS) e sistemi integrati di trasporto possono migliorare l’accessibilità, soprattutto nelle aree periferiche, contribuendo a ridurre le disuguaglianze e a rendere la transizione ecologica più equa.
https://www.transportpoverty.it/wp-content/uploads/Green-Paper-poverta-trasporti_2026.pdf
Fonte: Trasporti-Italia