Una nuova analisi dell’associazione Respire, basata su un modello sviluppato con Forvis Mazars, offre indicazioni rilevanti per le politiche urbane della mobilità in vista dei nuovi limiti europei sulla qualità dell’aria fissati al 2030.
Lo studio, centrato sull’Île-de-France ma con implicazioni generalizzabili ai contesti urbani europei, analizza l’impatto del traffico stradale sulle concentrazioni di biossido di azoto (NO₂), uno degli inquinanti più critici nei contesti urbani ad alta densità.
Il quadro: miglioramenti insufficienti
Nonostante una riduzione significativa delle concentrazioni negli ultimi anni, il modello evidenzia che le tendenze attuali non sono sufficienti per rispettare i nuovi limiti europei (20 µg/m³ al 2030).
Il solo rinnovo del parco veicolare porterebbe infatti a una riduzione delle emissioni del 22%, ma con concentrazioni ancora:
- 1,4 volte superiori al limite UE
- 2,7 volte superiori alle linee guida OMS
I due scenari efficaci
Tra i cinque scenari modellizzati, solo due consentono di raggiungere i target europei:
1. Riduzione del traffico (-60%)
Una contrazione generalizzata dei flussi veicolari fino al 60% in cinque anni.
2. Uscita dal diesel urbano
Eliminazione progressiva entro il 2030 dei veicoli più inquinanti (fino ai diesel Crit’Air 2 – corrispondente all Euro 5 diesel), per un totale di circa 2,46 milioni di veicoli nell’area parigina.
Il secondo scenario appare più coerente con le politiche attuali e con una gestione progressiva della transizione.
Indicazioni per le politiche urbane
L’analisi conferma alcuni elementi chiave già emersi nelle esperienze europee:
- il traffico urbano resta la principale fonte di NO₂ nei “punti caldi”
- le misure localizzate (ZFE – zone a basse emissioni-, moderazione traffico) sono efficaci
- il solo miglioramento tecnologico non è sufficiente
Particolarmente rilevante è l’approccio metodologico, che si concentra sui siti con le concentrazioni più elevate, coerentemente con la normativa europea che richiede il rispetto dei limiti nei punti di massima esposizione.
Il limite delle politiche sul traffico
Lo studio evidenzia inoltre che anche interventi molto incisivi sul traffico non sono sufficienti a raggiungere i livelli raccomandati dall’OMS (10 µg/m³).
La presenza di una “concentrazione di fondo”, non legata direttamente al traffico, impone politiche integrate su:
- riscaldamento domestico
- emissioni industriali
- pianificazione urbana
Implicazioni per le città italiane
I risultati sono particolarmente rilevanti anche per il contesto italiano, dove molte aree urbane registrano ancora superamenti diffusi dei limiti di NO₂ e PM₂.₅.
La discussione in corso sulle Zone a basse emissioni e sulle limitazioni al traffico si inserisce quindi in un quadro più ampio: senza interventi strutturali sulla mobilità urbana, il rispetto della direttiva europea al 2030 appare difficilmente raggiungibile.