Ogni giorno migliaia di bambini respirano aria inquinata lungo strade trafficate, davanti alle scuole, nei parchi vicini alle grandi arterie urbane o durante gli spostamenti quotidiani. Una esposizione spesso sottovalutata, ma che può incidere profondamente sulla salute, soprattutto nei primi anni di vita.
A ricordarlo è il documentario “Parti per l’aria – Respira bene, cresci meglio”, promosso da Cittadini per l’Aria con il patrocinio di Istituto Superiore di Sanità, Unicef, Ministero dell’Ambiente, Società Italiana di Pediatria e Associazione Culturale Pediatri. Il progetto, già utilizzato in ospedali, consultori, scuole, biblioteche e corsi preparto, aiuta genitori e operatori a comprendere i rischi dell’inquinamento e le strategie concrete per ridurre l’esposizione dei più piccoli.
I bambini sono più vulnerabili degli adulti perché respirano più velocemente, assorbono più aria in proporzione al peso corporeo, hanno vie aeree più strette e organi ancora in formazione. Inoltre, essendo più bassi, si trovano più vicini agli scarichi dei veicoli e agli strati dell’aria dove si concentrano alcune emissioni da traffico, come il black carbon, particolato prodotto soprattutto dalla combustione.
Tra gli inquinanti più rilevanti ci sono PM10, PM2.5, biossido di azoto e ozono. Le conseguenze possono essere immediate — tosse, crisi d’asma, bronchiti, bronchioliti, otiti, polmoniti — ma anche di lungo periodo, con effetti sulla crescita polmonare, sulla fragilità respiratoria e, secondo studi recenti, anche sul neurosviluppo.
Particolarmente delicati sono i primi 1000 giorni, dal concepimento ai due anni: l’esposizione materna all’inquinamento in gravidanza può aumentare il rischio di parto prematuro, basso peso alla nascita e problemi futuri respiratori, metabolici o neurologici.
Le soluzioni non riguardano solo i comportamenti individuali. Certo, è utile scegliere percorsi meno trafficati, evitare soste vicino agli scarichi accesi, arieggiare casa negli orari migliori e limitare le attività all’aperto nei momenti di picco di ozono o particolato. Ma la protezione dei bambini richiede soprattutto città meno dipendenti dall’auto privata.
Più trasporto pubblico, percorsi pedonali sicuri, piste ciclabili, verde urbano, strade scolastiche, limiti di velocità vicino a scuole e parchi e zone a traffico limitato non sono solo politiche ambientali: sono misure di prevenzione sanitaria. Ridurre il traffico nelle aree frequentate dai bambini significa diminuire l’esposizione agli inquinanti e migliorare la qualità della vita urbana.
fonte: Corriere della Sera