La mobilità ciclabile non è più soltanto produzione e vendita di biciclette. In Francia sta emergendo con forza un nuovo modello economico basato sui servizi: manutenzione, sharing, flotte aziendali, logistica urbana, noleggio, ricondizionamento e gestione operativa delle biciclette stanno diventando il cuore di una filiera in rapida trasformazione. È quanto evidenzia una nuova analisi dell’ADEME, l’Agenzia francese per la transizione ecologica. 

Secondo i dati dell’Osservatorio del ciclo francese, l’economia della bicicletta genera oggi circa 64 mila posti di lavoro equivalenti a tempo pieno, che salgono a 72 mila includendo anche i servizi di trasporto e logistica ciclabile. Una quota crescente di questi impieghi è legata ad attività territoriali difficilmente delocalizzabili: manutenzione delle flotte, assistenza tecnica, gestione dei servizi pubblici di bike sharing e ricondizionamento dei mezzi. 

Il cambiamento è trainato soprattutto dall’espansione della mobilità ciclabile quotidiana e dall’affermazione della bicicletta elettrica. Nel 2024 il 24% dei francesi ha dichiarato di utilizzare la bici almeno una volta alla settimana, il doppio rispetto al 2012. Cresce anche la quota di spostamenti casa-lavoro effettuati in bicicletta, soprattutto nelle aree urbane. 

L’ADEME sottolinea che il valore economico della filiera non dipende più soltanto dalla produzione industriale, ma dalla capacità di offrire servizi continuativi. Un esempio è rappresentato dal settore delle biciclette cargo per imprese e logistica urbana: programmi sperimentali avviati a Marsiglia e Aix-en-Provence hanno mostrato che molte aziende, dopo un periodo di prova, scelgono di sostituire parte dei veicoli commerciali con cargo bike elettriche. 

Parallelamente, la Francia sta investendo anche sulla reindustrializzazione del comparto. Attraverso il programma France 2030, l’ADEME sostiene 38 progetti industriali con 31 milioni di euro di aiuti pubblici per aumentare la produzione nazionale di telai, componenti e motori elettrici. L’obiettivo è arrivare entro il 2030 a produrre 520 mila telai e 315 mila motori all’anno. 

Il quadro delineato dall’agenzia francese conferma come il settore della bicicletta stia diventando una componente strutturale delle politiche urbane e industriali. Non solo mobilità sostenibile, ma anche occupazione locale, salute pubblica, riduzione del traffico e sviluppo economico territoriale.

Per le città italiane il messaggio è chiaro: investire nel ciclismo urbano significa oggi costruire un ecosistema integrato fatto di infrastrutture, servizi, manutenzione, sharing, logistica e innovazione industriale.