Anche il mondo cattolico bolognese si schiera a favore della “Città 30”. A rilanciare il tema è Avvenire Bologna, inserto locale del quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, che dedica un approfondimento ai benefici della mobilità lenta e del limite generalizzato dei 30 chilometri orari introdotto nel capoluogo emiliano. La notizia è riportata dal Corriere di Bologna, che evidenzia come il sostegno arrivi da un ambito tradizionalmente molto attento ai temi sociali, della salute e della qualità della vita urbana.
Nell’articolo si sottolinea che la riduzione della velocità non rappresenta soltanto una misura legata al traffico, ma una scelta culturale che punta a rendere la città più sicura, più vivibile e meno inquinata. Secondo Avvenire Bologna, il limite dei 30 chilometri orari contribuisce infatti a ridurre il numero e soprattutto la gravità degli incidenti stradali, proteggendo maggiormente pedoni, ciclisti e utenti più vulnerabili della strada.
Ampio spazio viene dato anche agli effetti ambientali della misura. Una mobilità più moderata, meno aggressiva e maggiormente orientata agli spostamenti sostenibili può contribuire a contenere rumore, congestione e smog, migliorando la qualità dell’aria e il benessere complessivo nei quartieri urbani. L’approccio viene letto anche alla luce dell’attenzione della Chiesa per la tutela del creato, richiamando indirettamente i temi dell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco.
Il sostegno di Avvenire Bologna assume un valore simbolico importante in un dibattito che negli ultimi mesi ha spesso diviso opinione pubblica e politica. La “Città 30” bolognese, infatti, è diventata uno dei principali esperimenti italiani di moderazione del traffico urbano e continua a essere osservata a livello nazionale come possibile modello per altre città.
Fonte: Corriere di Bologna