Bari punta a ridurre il divario tra bisogni quotidiani di mobilità e offerta sostenibile, con una strategia integrata presentata oggi a Roma, nella sede del Consiglio nazionale delle ricerche, durante il 9° Rapporto MobilitAria 2026 di Kyoto Club e Cnr-Dssta.

L’assessore Domenico Scaramuzzi ha illustrato un modello urbano che mira a ridurre la dipendenza dall’auto privata attraverso bicicletta, pedonalità, trasporto pubblico, sharing, intermodalità e gestione della sosta. Il programma MUVT in bici Bike to work ha già prodotto 518 mila chilometri percorsi, oltre 74 mila chilogrammi di CO₂ risparmiati e più di 173 mila euro in voucher, mentre il bando comunale ha sostenuto l’acquisto di oltre 3 mila biciclette.

Centrale anche il bike sharing, con 22.264 utenti, 148.588 noleggi, 466.875 chilometri percorsi e oltre 70 tonnellate di CO₂ evitate nei primi dodici mesi. Il servizio passerà da 330 biciclette e 52 stazioni previste nel 2025 a 730 biciclette e 120 stazioni nel 2029. La rete ciclabile è cresciuta da 7 chilometri nel 2014 a circa 45 nel 2025, con l’obiettivo di arrivare a 80 chilometri nel 2028 e 100 nel 2035.

La strategia riguarda anche lo spazio pubblico: negli ultimi dieci anni Bari ha pedonalizzato oltre 60 mila metri quadrati e ampliato le zone 10 20 30 e le misure di traffic calming, oggi estese su circa 4 chilometri quadrati, con l’obiettivo di raggiungere 10 chilometri quadrati nel 2028. Per le scuole sono previste sperimentazioni di Piedibus, percorsi sicuri, fermate dedicate e nuove zone scolastiche.

Sul fronte della mobilità condivisa, la città punta su 1.500 monopattini, 50 auto e 70 scooter elettrici, insieme a servizi di car sharing, scooter sharing, trasporto a chiamata e car pooling. Anche la Zona a Sosta Regolamentata viene considerata parte della politica di mobilità sostenibile, perché aiuta a razionalizzare l’uso dello spazio pubblico e a