La Regione Lombardia sta valutando se introdurre misure alternative al blocco dei diesel Euro 5, previsto dal 1° ottobre 2026 nei Comuni con più di 100 mila abitanti. L’obiettivo è rispettare le direttive europee sulla qualità dell’aria e sulla riduzione dello smog, evitando però uno stop generalizzato alla circolazione dei veicoli.

Il provvedimento riguarderebbe le aree urbane di Milano, Brescia, Monza e Bergamo e avrebbe un impatto rilevante: secondo i dati ACI, sono coinvolti 250.183 diesel Euro 5 immatricolati dopo il 2009 e 193.151 diesel Euro 5b, immatricolati tra gennaio 2011 e settembre 2015. In totale, circa 443.334 veicoli rischiano di non poter circolare dal lunedì al venerdì, per tutto l’anno.

La misura non nasce ora: il blocco era già stato previsto da una delibera regionale, poi rinviato di dodici mesi. Inizialmente avrebbe dovuto entrare in vigore il 1° ottobre 2025, ma Palazzo Lombardia lo aveva spostato al 1° ottobre 2026. Ora, con la scadenza sempre più vicina, la Regione sta verificando se sia possibile seguire una strada simile a quella del Piemonte, che nei giorni scorsi ha fermato il blocco individuando soluzioni alternative.

Il tema è particolarmente delicato perché la Lombardia ha un parco auto molto esteso e ancora fortemente dipendente dal diesel. Nel 2025 le autovetture circolanti erano circa 6,8 milioni, in crescita rispetto ai 6,4 milioni dell’anno precedente. Di queste, poco meno di 2 milioni sono alimentate a diesel e molte sono già soggette a limitazioni per contenere le emissioni inquinanti.

Una delle opzioni sul tavolo è il sistema Move-In, già utilizzato per altre categorie di veicoli inquinanti. Il meccanismo prevede l’installazione di una sorta di scatola nera che registra i chilometri percorsi e consente la circolazione entro un limite annuale prefissato. Per esempio, i diesel Euro 4 possono percorrere fino a 6.400 chilometri l’anno in alcune aree soggette a restrizioni, mentre i diesel Euro 3 hanno un tetto di 5.600 chilometri annui su scala regionale. Una volta superata la soglia, il veicolo non può più circolare fino all’anno successivo.

Resta quindi da chiarire se anche per i diesel Euro 5 Move-In diventerà la principale deroga al blocco oppure se la Regione introdurrà misure diverse per evitare lo stop. Dal 1° ottobre 2027, inoltre, le restrizioni dovrebbero estendersi anche a minibus, pulmini, camion e autocarri diesel Euro 5, ampliando ulteriormente l’impatto della manovra.

La vicenda conferma la difficoltà delle Regioni del Bacino padano nel conciliare obblighi europei sulla qualità dell’aria, esigenze sanitarie e ambientali, consenso sociale e dipendenza ancora elevata dall’auto privata. Il rischio è che il confronto si concentri solo sul rinvio dei divieti, senza accelerare davvero su alternative strutturali: trasporto pubblico più efficiente, mobilità condivisa, rinnovo del parco veicoli, riduzione del traffico e politiche urbane capaci di abbattere stabilmente le emissioni.

Fonte: la Repubblica