Il Libro Bianco 2026 di Motus-E segnala il ritardo italiano nell’elettrificazione dei veicoli commerciali leggeri. Tecnologia e offerta sono ormai mature, ma incentivi limitati, incertezza normativa e regole penalizzanti frenano le imprese.
Mentre in Europa aumenta rapidamente la diffusione dei furgoni elettrici, il mercato italiano rimane sostanzialmente fermo. È quanto emerge dal Libro Bianco sulla mobilità elettrica 2026 di Motus-E, che dedica un approfondimento specifico ai veicoli commerciali leggeri della categoria N1, cioè quelli destinati al trasporto delle merci con massa fino a 3,5 tonnellate.
Nel primo trimestre 2026 in Italia sono stati immatricolati 1.364 furgoni completamente elettrici, il 4,3% in meno rispetto ai 1.426 dello stesso periodo del 2025. La diminuzione si inserisce in un mercato complessivo dei veicoli commerciali leggeri in calo del 3,7%, ma la quota dei modelli elettrici resta ferma al 3,2%.
Il parco circolante nazionale ha raggiunto circa 29 mila furgoni elettrici. Un risultato ancora modesto se confrontato con la crescita del settore in Europa e con il potenziale dell’elettrificazione della logistica urbana e dell’ultimo miglio.
In Europa la quota elettrica è quattro volte quella italiana
Nel primo trimestre 2026, considerando Unione europea, EFTA e Regno Unito, le immatricolazioni di furgoni elettrici sono aumentate del 44%, raggiungendo una quota di mercato del 12,9%, contro il 9,5% dello stesso periodo del 2025.
La quota europea è quindi circa quattro volte quella italiana. La Germania ha immatricolato 8.841 furgoni elettrici, quasi triplicando i volumi in un anno e raggiungendo il 14,3% del mercato. Secondo Motus-E, un ruolo decisivo è stato svolto dalla super-ammortizzazione del 40% introdotta per i veicoli aziendali elettrici.
I Paesi Bassi restano il mercato più avanzato, con una quota del 72,9%: quasi tre furgoni nuovi su quattro sono elettrici. La Francia ha raggiunto 7.365 immatricolazioni, in crescita del 45%, mentre il Regno Unito è salito a 6.624 unità, con un incremento del 287%.
Anche i dati annuali mostrano la diversa velocità della transizione. Nel 2025 in Europa sono stati venduti circa 181 mila furgoni elettrici, il 60% in più rispetto al 2024, arrivando al 10% del mercato. A livello globale la quota elettrica si è attestata al 7,6%, con una crescita delle vendite del 31%.
L’offerta è ormai compatibile con molte attività operative
Per Motus-E il limite principale non è più la disponibilità dei veicoli. Sul mercato europeo sono presenti 37 modelli elettrici, dai piccoli van urbani ai furgoni da 3,5 tonnellate. Altri otto modelli sono stati annunciati per il 2026.
Tra il 2018 e il 2023 l’autonomia media è raddoppiata e la capacità delle batterie è cresciuta del 100%. La potenza di ricarica è passata da sistemi prevalentemente in corrente alternata a soluzioni rapide superiori a 100 kW, riducendo il tempo necessario per passare dal 10 all’80% della batteria da più di due ore a meno di 45 minuti.
Sono inoltre disponibili modelli con oltre 400 chilometri di autonomia e ricarica superiore a 150 kW. Secondo il rapporto, i furgoni elettrici possono ormai essere utilizzati nei cicli urbani ed extraurbani, anche su due turni giornalieri, oltre che nella logistica refrigerata di prossimità e in alcune attività interregionali.
La capacità media delle batterie si è stabilizzata intorno a 67 kWh. Il miglioramento si concentra adesso sull’efficienza energetica e sulla riduzione del peso, elementi fondamentali per conservare una portata utile adeguata.
Con almeno 160 chilometri al giorno l’elettrico è già conveniente
Il rapporto affronta anche il costo totale di possesso, comprendendo acquisto, energia, manutenzione e utilizzo. Per i veicoli commerciali leggeri, il furgone elettrico raggiunge già la convenienza economica rispetto al diesel quando percorre almeno 160 chilometri al giorno.
La ricarica in deposito rappresenta un ulteriore vantaggio operativo. Secondo gli scenari Motus-E, nel 2030 oltre l’80% dell’energia utilizzata dai furgoni elettrici aziendali potrebbe essere erogata nelle sedi delle imprese. I depositi logistici potranno così trasformarsi in piccoli hub energetici, integrando ricarica, impianti fotovoltaici e sistemi di gestione intelligente dei carichi.
La convenienza dipende però dalle condizioni di approvvigionamento dell’elettricità e dalla possibilità di installare infrastrutture adeguate senza tempi e costi eccessivi.
Incentivi troppo ristretti e provvedimenti rimasti in attesa
Il Libro Bianco individua una delle cause del ritardo italiano nell’inadeguatezza delle politiche di sostegno.
Il bonus PNRR disponibile nel 2025 era rivolto esclusivamente alle microimprese con sede nelle aree urbane funzionali e richiedeva la rottamazione di un veicolo della stessa categoria. Queste condizioni hanno ristretto fortemente la platea, escludendo gran parte delle imprese di trasporto e logistica.
Gli ulteriori incentivi per i veicoli N1 e N2, annunciati dalla fine del 2024, non avevano ancora trovato applicazione concreta al momento della redazione del rapporto. L’attesa dei provvedimenti ha contribuito a rinviare le decisioni di acquisto.
Il problema del peso delle batterie
Un’altra barriera riguarda la classificazione dei veicoli. Quando il peso della batteria porta un furgone elettrico oltre le 3,5 tonnellate, il mezzo passa dalla categoria N1 alla N2, anche se conserva dimensioni e funzioni equivalenti a quelle della versione diesel.
Il Codice della strada permette già, in determinate condizioni, di guidare con la patente B mezzi elettrici fino a 4,25 tonnellate. Restano però differenze normative e amministrative, comprese quelle relative ai Criteri ambientali minimi applicati agli acquisti pubblici.
Motus-E propone quindi di equiparare i veicoli commerciali elettrici fino a 4,25 tonnellate agli equivalenti endotermici fino a 3,5 tonnellate, evitando che il peso delle batterie determini penalizzazioni non giustificate dalle caratteristiche operative.
Dal 13 al 50% del mercato entro il 2035
Secondo lo scenario basato sulle politiche attuali, la quota di mercato dei furgoni elettrici potrebbe raggiungere il 13% nel 2030 e il 37% nel 2035.
Con politiche rafforzate, la penetrazione salirebbe invece al 22% nel 2030 e al 50% nel 2035. La differenza si tradurrebbe in 140-180 mila veicoli commerciali elettrici aggiuntivi sulle strade italiane.
Per imboccare la traiettoria più rapida, Motus-E propone incentivi strutturali, fiscalità favorevole per le flotte, sostegno alla ricarica aziendale, semplificazione delle connessioni e obblighi di predisposizione delle infrastrutture nei centri logistici.
Il mercato europeo dimostra che la tecnologia è disponibile e che le politiche fiscali possono modificare rapidamente le decisioni delle imprese. Il ritardo italiano non appare quindi inevitabile: dipende soprattutto dalla capacità di offrire agli operatori un quadro stabile nel quale programmare veicoli, ricarica e organizzazione dei servizi.
Fonte: Libro Bianco sulla mobilità elettrica 2026, Motus-E.