L’Osservatorio sulla mobilità urbana sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign ha aggiornato i grafici dedicati agli incidenti stradali nei comuni capoluogo delle Città metropolitane. Le nuove elaborazioni, basate sui dati ISTAT più recenti relativi al 2025, permettono di confrontare incidenti, morti e feriti nelle principali città italiane e di analizzarne l’andamento dal 2016.
Il quadro conferma quanto la sicurezza stradale rimanga una delle principali emergenze urbane. Nelle dodici città per le quali sono disponibili informazioni, nel 2025 si sono registrati complessivamente oltre 44.000 incidenti, con più di 54.000 feriti e 331 vittime. Non sono ancora disponibili dati per Cagliari e Reggio Calabria.
Roma concentra il maggior numero di incidenti e vittime
Roma registra i valori assoluti più elevati: 14.344 incidenti, 17.791 feriti e 139 morti. Rispetto al 2024 aumentano tutti e tre gli indicatori: gli incidenti crescono del 3%, i feriti del 3,5% e le vittime del 3,7%.
La Capitale concentra da sola il 42% delle vittime rilevate nelle città considerate. Tra i 139 morti figurano 95 conducenti, 10 persone trasportate e 34 pedoni.
Milano è seconda per numero di incidenti, con 8.259 sinistri e 10.199 feriti. Rispetto al 2024 gli incidenti aumentano del 6,6% e i feriti del 6,4%, ma le vittime scendono da 38 a 23, con una riduzione di quasi il 40%. Il dato resta comunque lontano dall’obiettivo europeo di dimezzamento della mortalità stradale entro il 2030.
Più incidenti a Torino, Napoli, Bologna e Bari
Tra il 2024 e il 2025 gli incidenti aumentano anche a Torino, passando da 2.970 a 3.196 (+7,6%), a Napoli da 2.543 a 2.670 (+5%), a Bologna da 1.946 a 2.049 (+5,3%) e a Bari da 1.780 a 1.878 (+5,5%).
Gli incrementi delle vittime più preoccupanti si osservano invece a Catania, dove i morti raddoppiano da 10 a 20, a Genova, da 13 a 21, e a Venezia, da 5 a 11. Palermo passa da 22 a 28 vittime e Bologna da 11 a 14.
In controtendenza Napoli, dove i morti diminuiscono da 35 a 27, Milano da 38 a 23, Firenze da 14 a 9 e Bari da 12 a 10. A Torino e Messina il numero delle vittime resta invariato, rispettivamente a 16 e 13.
Il confronto tra tassi rapportati alla popolazione evidenzia inoltre la posizione critica di Genova, con circa 650 incidenti e quasi 790 feriti ogni 100.000 abitanti. Bari presenta il tasso più elevato di feriti, prossimo a 850 ogni 100.000 residenti, mentre Venezia registra i valori relativi più contenuti tra le città analizzate.
Pedoni, due vittime su tre hanno almeno 65 anni
Particolarmente grave resta la condizione dei pedoni. Nel 2025, nelle città considerate, sono morte 90 persone a piedi e più di 6.400 sono rimaste ferite.
Roma registra 2.134 investimenti di pedoni, seguita da Milano con 1.133, Genova con 566, Torino con 488, Napoli con 413 e Firenze con 378. Le vittime pedonali sono 34 nella Capitale, 10 a Milano e Palermo, 9 a Napoli, 6 a Genova e Bologna e 5 a Messina.
Il dato più rilevante riguarda l’età: 60 dei 90 pedoni deceduti, esattamente due su tre, avevano almeno 65 anni. A Roma gli anziani rappresentano 22 delle 34 vittime pedonali; a Palermo 8 su 10, a Genova 5 su 6 e a Messina tutte e cinque le persone a piedi morte nel corso dell’anno.
Questi numeri confermano la particolare vulnerabilità delle persone anziane e la necessità di intervenire sulla progettazione dello spazio pubblico: riduzione delle velocità, attraversamenti più brevi e visibili, marciapiedi accessibili, illuminazione adeguata, isole salvagente e maggiore controllo dei comportamenti pericolosi.
Un andamento ancora lontano dagli obiettivi
Il confronto con il 2016 non mostra una riduzione generalizzata dell’incidentalità. A Roma gli incidenti sono passati da 13.241 a 14.344 e i feriti da 17.306 a 17.791. A Napoli gli incidenti sono saliti da 2.300 a 2.670, a Bologna da 1.924 a 2.049 e a Bari da 1.514 a 1.878.
Riduzioni di lungo periodo si osservano invece a Milano, Genova, Firenze, Palermo e Venezia, anche se non sempre alla diminuzione degli incidenti corrisponde un calo stabile delle vittime. Genova, per esempio, registra meno incidenti rispetto al 2016, ma passa da 13 a 21 morti.
L’aggiornamento dei grafici mostra dunque che il numero degli incidenti, da solo, non basta a misurare la sicurezza di una città. Occorre considerare insieme frequenza dei sinistri, persone ferite, mortalità e vulnerabilità degli utenti della strada. I dati ISTAT ribadiscono soprattutto l’urgenza di politiche strutturali fondate sulla prevenzione e sull’approccio “Vision Zero”, perché nessuna morte sulla strada può essere considerata inevitabile.
Fonte: elaborazioni dell’Osservatorio sulla mobilità urbana sostenibile Kyoto Club – Clean Cities Campaign su dati ISTAT 2025.