La morte di Nicolò Di Ciò, 7 anni, investito mentre andava a scuola in bicicletta con il padre in corso Regina Margherita, ha riaperto a Torino il confronto sulla sicurezza dei ciclisti e, in particolare, sulla soluzione adottata nel tratto di Vanchiglia, dove biciclette e automobili condividono la carreggiata con limite di 30 km/h.
Residenti e associazioni chiedono interventi più incisivi. Vanchiglia Insieme ha promosso una biciclettata per chiedere «una mobilità rispettosa e non più a misura esclusiva di auto», mentre FIAB sottolinea che la sola segnaletica non basta: servono moderazione effettiva della velocità, controlli e infrastrutture progettate per proteggere soprattutto gli utenti più vulnerabili.
Il dibattito riguarda anche l’efficacia delle strade condivise. Secondo gli esperti interpellati da la Repubblica, queste possono contribuire a ridurre gli incidenti se la velocità delle auto è realmente contenuta: a 30 km/h gli spazi di arresto sono molto inferiori rispetto a 50 km/h. Nel caso di corso Regina Margherita, tuttavia, viene evidenziata la necessità di rendere il limite effettivo attraverso interventi fisici di moderazione del traffico e maggiori controlli.
La Consulta per la mobilità ciclistica della Regione Piemonte osserva inoltre che la corsia ciclabile presente nel tratto dell’incidente era stata realizzata secondo le norme, ma sottolinea come il nodo centrale resti il rispetto delle regole e della velocità, insieme alla progettazione di strade capaci di rendere più sicura la convivenza tra automobilisti, ciclisti e pedoni.
Fonte: la Repubblica Torino, 23 settembre 2026.