città cargo

per ambienti urbani sostenibili

Il momento della cargo bike è arrivata in tutta Europa, ma le città italiane sono ancora indietro. Ecco cosa fare per trasformare i nostri centri urbani in "Città Cargo".

Position paper "Città Cargo" - marzo 2026 di Claudio Magliulo e Federico Del Prete
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Non solo incentivi. Dieci cose che le città possono fare per promuovere la cargo-logistica

Esempio: fLotte Berlin (prestito gratuito di cargo bike in biblioteche e centri civici).
Programmi del genere permettono a cittadini e PMI di provare il mezzo senza rischio economico.

Esempio: Bruxelles ha già creato box dedicati e trasformato posti auto in stalli per cargo bike.
È una misura low-cost e molto visibile, con impatto immediato sullo spazio pubblico.

Esempio: Monaco e Utrecht facilitano micro-hub merci in aree centrali.
Un Comune può mettere a disposizione magazzini pubblici o parcheggi dismessi a tariffa calmierata.

Esempio: Londra (TfL Cargo Bike Action Plan) e Utrecht hanno standard per corsie larghe ≥2,5 m e intersezioni protette.
Integrare requisiti cargo negli aggiornamenti ai PUMS, biciplan, PGTU e in generale nei piani opere comunali è un ottimo modo per iniziare a rendere le città più “cargo-ready”.

Alcune città della rete C40 Cities prevedono che una parte rilevante delle consegne fatte per nome e per conto del Comune siano a zero emissioni, inserendo punteggi premianti per i fornitori che usano cargo bike in sede di appalto.

Esempio: Stoccolma e Utrecht limitano l’accesso dei furgoni in alcune ore, mentre le cargo bike sempre ammesse.
Si tratta di un incentivo diretto a cambiare mezzo per rispettare i Service Level Agreements, ma è essenziale tarare bene l’ampiezza delle finestre di accesso per i furgoni e inserire condizionalità ulteriori come “nudge” per le aziende.

Esempio: Parigi ha usato le Olimpiadi 2024 per sperimentare la ciclologistica.
Occasioni come fiere, eventi sportivi o culturali possono diventare laboratori urbani per consegne in cargo bike.

Esempio: Berlino include le cargo bike nel proprio piano climatico come sostituto dei furgoni.
Inserire target (% consegne in cargo entro X anni) nei PAESC, PUMS, PULS e altri strumenti di pianificazione.

Si tratta di investimenti che dovrebbero dare i propri frutti già nell’arco dei prossimi 3-5 anni.

La città di Roma pianifica inoltre di realizzare una rete più estesa e capillare di infrastrutture ciclabili, anche in un’ottica intermodale, cioè in collegamento con la rete di trasporto pubblico. 

Al momento, però, a Roma c’è poco più di un chilometro di corsie o piste ciclabili ogni diecimila abitanti: dovrebbero essere cinque volte tanto.

In definitiva, Roma è una città che ha solo di recente intrapreso un percorso verso una mobilità sostenibile e a zero emissioni. Allo stesso tempo, senza l’incentivo ad abbandonare le auto inquinanti offerto da Fascia Verde, e senza lo spazio che la rottamazione di queste dovrebbe liberare per altre modalità di spostamento, la strada verso le zero emissioni e un miglioramento sostanziale della qualità dell’aria finirebbe quasi certamente per essere più lunga e tortuosa.

Esempio: Londra e Bruxelles hanno protocolli o accordi con gli operatori del settore per lo sviluppo di hub logistici su suolo pubblico.

Esempio: diversi programmi europei prevedono training obbligatorio e DPI per rider di cargo bike.
Questo genere di misure riduce gli incidenti, migliora la percezione sociale del mezzo e ne facilita l’accettazione dei cittadini.

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