Le auto aziendali rappresentano circa il 60% delle nuove immatricolazioni in Europa e svolgono un ruolo strategico nella diffusione dei veicoli elettrici. Tuttavia, secondo l’ultima analisi di Transport & Environment (T&E), in 18 Paesi dell’Unione Europea su 27 gli incentivi fiscali non sono sufficienti a rendere economicamente vantaggiosa la scelta di un’auto elettrica rispetto a una tradizionale a benzina o diesel.  

Lo studio evidenzia che solo nove Stati membri offrono agevolazioni in grado di compensare il maggiore costo iniziale dei veicoli a zero emissioni. L’Italia resta tra i Paesi in ritardo: il vantaggio fiscale riconosciuto alle flotte elettriche non copre ancora il differenziale di prezzo rispetto ai modelli endotermici.  

Per T&E, la leva fiscale è uno degli strumenti più efficaci per accelerare la transizione. L’esempio del Belgio mostra che politiche fiscali mirate possono produrre risultati rapidi: dopo la riforma del 2021, la quota di auto aziendali elettriche è cresciuta in pochi anni fino a superare il 50% delle nuove immatricolazioni.  

L’organizzazione propone una riforma basata sul principio “chi inquina paga”, con tasse e agevolazioni collegate alle emissioni di CO₂, intervenendo su fringe benefit, detraibilità dell’IVA, deducibilità dei costi e tassazione delle immatricolazioni. Secondo T&E, una fiscalità più coerente potrebbe favorire la diffusione dell’elettrico, ridurre la dipendenza dal petrolio e contribuire agli obiettivi climatici europei.