Una revisione internazionale della letteratura scientifica mette in discussione l’idea dell’auto privata come semplice mezzo di trasporto, descrivendola invece come parte di un sistema più ampio — fatto di veicoli, strade, parcheggi, infrastrutture e modelli urbani — che produce impatti rilevanti su salute, ambiente ed equità sociale.
Secondo lo studio, dalla nascita dell’automobile a oggi il sistema dell’“automobility” avrebbe causato tra 60 e 80 milioni di morti e almeno 2 miliardi di feriti. Ogni anno gli incidenti stradali provocano circa 1,3 milioni di decessi e oltre 100 milioni di feriti, ma il lavoro sottolinea che il danno non si limita alla sicurezza stradale.
Tra gli effetti sanitari rientrano l’inquinamento atmosferico da traffico, il rumore, la sedentarietà indotta da città costruite intorno all’auto, l’isolamento sociale nelle aree dipendenti dalla mobilità privata e l’esposizione a sostanze nocive. Il traffico è associato a mortalità cardiovascolare, tumore al polmone, problemi neurologici, disturbi del sonno, ipertensione, nascite premature, basso peso alla nascita e patologie respiratorie nei bambini.
Lo studio evidenzia anche una forte componente di ingiustizia sociale: bambini, anziani, persone con disabilità e gruppi economicamente più fragili sono spesso più esposti ai danni dell’automobilità, pur beneficiando meno dell’uso dell’auto. Le città costruite intorno alla mobilità privata sottraggono spazio pubblico, aumentano la dipendenza dal possesso di un veicolo e rendono più difficile l’accesso ai servizi per chi non guida.
Sul piano ambientale, il sistema auto contribuisce alle emissioni climalteranti, al consumo di suolo, alla frammentazione degli habitat, all’estrazione di materie prime e all’inquinamento da pneumatici, freni, asfalto e vernici stradali. Anche l’elettrificazione, pur fondamentale per ridurre le emissioni allo scarico, non risolve da sola problemi come incidentalità, occupazione di spazio, sedentarietà, consumo di risorse e disuguaglianze urbane.
La conclusione dello studio è che le politiche pubbliche non possono limitarsi a rendere le auto meno inquinanti: occorre ridurre la centralità dell’automobile, rafforzando trasporto pubblico, ciclabilità, pedonalità, micromobilità, zone a traffico limitato, aree car-free, riduzione della velocità e riconversione dello spazio urbano oggi destinato alle auto.
Fonte: Ambientenonsolo
https://ambientenonsolo.com/auto-e-salute-uno-studio-denuncia-i-costi-nascosti-della-mobilita-privata/