Parcheggio selvaggio e trasporto pubblico nel caos: Atac porta i casi in procura e rafforza la rete dei controlli

A Roma anche un’auto lasciata in sosta irregolare per pochi minuti può innescare un vero e proprio effetto domino sulla circolazione urbana. Nel solo 2025 l’Atac ha contabilizzato circa 4.000 casi di «ingombro»: vetture parcheggiate in doppia fila, sulle corsie preferenziali, negli spazi di fermata dei bus o addirittura sui binari dei tram, con conseguente interruzione del servizio di trasporto pubblico.

Secondo i dati dell’azienda, anche blocchi di cinque minuti sono sufficienti a paralizzare la circolazione stradale nel raggio di circa 400 metri, con ripercussioni che spesso si protraggono ben oltre la mezz’ora. Non si tratta quindi solo di un disagio per i passeggeri a bordo dei mezzi, ma di un danno sistemico che congestion a interi quadranti della città, moltiplicando ritardi, code e disservizi.

Di fronte a numeri considerati «un’enormità», Atac ha deciso di cambiare approccio. «Questi casi per noi rappresentano una vera interruzione di pubblico servizio e ora li segnaliamo alla procura», spiega il direttore generale Paolo Aielli, sottolineando come la risposta non possa più limitarsi alle sole sanzioni amministrative. L’obiettivo è far comprendere che il parcheggio selvaggio non è una furbizia tollerabile, ma un comportamento che incide pesantemente sulla vita quotidiana di migliaia di persone.

Gli episodi sono diffusi in tutta la città, ma risultano più frequenti nei Municipi I e II, dove la conformazione urbanistica e l’alta densità di traffico rendono il sistema particolarmente vulnerabile. Le cronache raccontano casi emblematici: autobus e tram fermi in piazza Bologna, piazza Vescovio, via Po o a San Giovanni, ma anche situazioni ricorrenti nelle periferie, da Primavalle a Centocelle, fino a Ostia. Aielli cita un episodio simbolico: «Mi è capitato di vedere dieci autobus bloccati in piazza Vescovio perché un’auto era in sosta vietata e il proprietario stava tranquillamente pranzando in pizzeria».

Accanto alla scelta di rivolgersi alla magistratura, Atac sta rafforzando gli strumenti di prevenzione, controllo e tutela del personale. Tutti i bus sono dotati di telecamere che monitorano non solo l’interno del mezzo ma anche l’area immediatamente circostante, consentendo di documentare le soste selvagge. I controllori utilizzano tablet per una segnalazione più rapida ed efficace degli illeciti, in collegamento diretto con la polizia locale.

Un ulteriore passo riguarda la sicurezza dei lavoratori: dopo una fase di sperimentazione positiva, le bodycam saranno distribuite a tutti i verificatori in servizio. A queste si affianca la presenza di guardie giurate a bordo dei mezzi, una misura che – secondo l’azienda – ha già portato a una drastica riduzione dei casi di aggressione. «La combinazione di bodycam e vigilanza ha dato ottimi risultati», sottolinea Aielli.

Il messaggio finale è chiaro: la repressione da sola non basta, ma la certezza della sanzione – anche penale – può contribuire a cambiare i comportamenti. «Dobbiamo fare leva sul senso civico dei cittadini», conclude il direttore generale, «facendo capire che una scelta sbagliata, anche se percepita come banale o temporanea, può avere un impatto molto negativo sulla vita degli altri e sull’intero funzionamento della città».

Fonte: la Repubblica