Nel primo trimestre 2026 quasi un nuovo autobus su cinque è elettrico. Il Libro Bianco di Motus-E avverte però che la crescita dipende ancora dai finanziamenti pubblici in scadenza e chiede un fondo strutturale per proseguire il rinnovo delle flotte.

Il mercato italiano degli autobus elettrici accelera, sostenuto soprattutto dagli investimenti del PNRR. Nel primo trimestre 2026 sono stati immatricolati 266 e-bus, il 118% in più rispetto ai 122 dello stesso periodo del 2025. La quota di mercato ha raggiunto il 19,7%: quasi un nuovo autobus su cinque è completamente elettrico.

È quanto emerge dal Libro Bianco sulla mobilità elettrica 2026 di Motus-E, che dedica un capitolo specifico all’evoluzione del trasporto pubblico locale.

Il parco italiano ha raggiunto circa 4 mila autobus elettrici. La crescita è evidente, ma il loro peso sul totale rimane limitato: alla fine del 2025 si contavano 3.748 e-bus su 102.655 mezzi, pari al 3,65%. Oltre 96 mila autobus devono dunque ancora essere sostituiti e la grande maggioranza continua a utilizzare il gasolio.

Nel 2025 l’Italia terzo mercato europeo

Nel 2025 sono stati immatricolati in Italia 1.054 autobus elettrici, il 14,4% in più rispetto all’anno precedente. Quasi un mezzo nuovo su quattro era elettrico, un risultato che ha collocato l’Italia al terzo posto in Europa per volumi, dopo Regno Unito e Germania.

A livello europeo, nel primo trimestre 2026 gli autobus elettrici hanno raggiunto una quota del 23,8%. I Paesi Bassi guidano con il 56,8%, seguiti dal Regno Unito con il 34,3% e dal Belgio con il 29,3%.

Il mercato risente però fortemente dei cicli di finanziamento pubblico. La Germania, per esempio, è scesa dal 28,2 al 15,2% in un anno. Anche la crescita italiana potrebbe quindi non consolidarsi senza risorse continuative.

Nel mondo, nel 2025 sono stati immatricolati 87.960 autobus elettrici, il 27,8% in più rispetto al 2024. La Cina rappresenta il 70,5% del mercato globale, mentre l’Europa, con 13.151 mezzi e una crescita del 49,7%, copre circa il 15%.

Il parco italiano resta vecchio e inquinante

L’età media degli autobus italiani è di 13,8 anni, superiore ai 12,2 anni della media europea. Secondo i dati richiamati dal rapporto, circa il 40% dei mezzi appartiene alla classe Euro 3 o inferiore e l’11% è ancora costituito da veicoli Euro 0.

Il Piano strategico nazionale della mobilità sostenibile dispone di 3,7 miliardi di euro distribuiti tra il 2019 e il 2033, ma per Motus-E non è sufficiente a sostenere da solo un ricambio rapido delle flotte.

La vera accelerazione si è verificata con la sovrapposizione di più programmi: 1,9 miliardi del PNRR, 600 milioni del Piano nazionale complementare e 750 milioni del PSNMS per il quinquennio 2024-2028.

La scadenza del PNRR per l’acquisto degli autobus è fissata al 30 giugno 2026. Con l’esaurimento di queste risorse si apre quindi il rischio di una frenata, proprio quando le amministrazioni e le aziende di trasporto hanno avviato il rinnovo dei depositi e delle flotte.

Autonomia crescente anche per autobus interurbani e pullman

Il mercato europeo offre oggi 34 modelli elettrici tra autobus urbani, midi, minibus, intercity e pullman. Altri due sono attesi nel 2026.

Tra il 2018 e il 2025 l’autonomia media è cresciuta del 22% e la velocità di ricarica in corrente continua del 25%, arrivando a 300 kW per i modelli più avanzati.

La novità più significativa riguarda gli autobus interurbani e i pullman. I primi modelli completamente elettrici destinati alla lunga percorrenza offrono autonomie comprese tra 450 e 650 chilometri e capacità di ricarica fino a 520 kW.

L’elettrico, quindi, non è più limitato alle linee urbane con percorrenze brevi e rientro frequente in deposito. L’aumento dell’autonomia e della potenza di ricarica sta aprendo anche il mercato delle linee interurbane e dei collegamenti di maggiore distanza.

A nove anni l’autobus elettrico costa meno del diesel

Il maggiore prezzo iniziale continua a influenzare le decisioni delle aziende e le gare pubbliche, ma il confronto cambia considerando l’intero ciclo di utilizzo.

Secondo il rapporto, dopo sei anni il costo totale di possesso di un autobus elettrico raggiunge la parità con quello diesel, attestandosi per entrambi intorno a 450 mila euro.

Su un periodo di nove anni, tipico delle concessioni del trasporto pubblico, il vantaggio dell’elettrico diventa strutturale: 571 mila euro contro 613 mila del diesel. Il costo chilometrico è rispettivamente di 1,15 e 1,24 euro.

La differenza deriva soprattutto dai minori costi per energia e manutenzione, che compensano progressivamente il maggiore investimento iniziale.

Motus-E invita quindi a modificare i bandi di gara, valutando il costo complessivo per l’intera durata del servizio, introducendo premialità per i mezzi a zero emissioni e penalizzando le motorizzazioni maggiormente inquinanti. Gare fondate prevalentemente sul prezzo di acquisto rischiano invece di favorire il diesel, anche quando risulta più costoso nel lungo periodo.

Un’esenzione dagli oneri per la ricarica degli e-bus

Il rapporto segnala inoltre una disparità fiscale. Gli autobus diesel destinati al servizio pubblico beneficiano di un rimborso parziale delle accise sul carburante, pari a circa il 12% del prezzo finale. Un meccanismo equivalente non è previsto per l’elettricità.

Motus-E propone quindi di esentare l’energia utilizzata dagli e-bus dagli oneri ASOS e ARIM, per un valore di 0,049 euro per kWh, corrispondente all’11,7% del costo medio dell’elettricità in media tensione.

Per un autobus urbano di 12 metri, il costo annuale per le finanze pubbliche sarebbe di circa 2.940 euro, inferiore ai 5.040 euro riconosciuti a un mezzo diesel Euro 6. Il beneficio sarebbe riservato a contatori dedicati alla ricarica degli autobus del TPL, con consumi tracciabili.

Utilizzare il Fondo sociale per il clima

Per assicurare continuità al rinnovo delle flotte, Motus-E propone di destinare al trasporto pubblico risorse del Fondo sociale per il clima e dei programmi per la qualità dell’aria, con un ordine di grandezza paragonabile a quello del PNRR.

L’obiettivo è evitare una nuova successione di picchi e interruzioni, permettendo alle aziende di programmare acquisti, depositi, infrastrutture elettriche e formazione del personale.

La continuità degli investimenti appare decisiva anche alla luce degli obiettivi europei: il 90% delle nuove immatricolazioni di autobus urbani dovrà essere a zero emissioni entro il 2030 e il 100% entro il 2035.

La crescita registrata nel 2026 dimostra che il rinnovo è possibile. Per trasformarla in una tendenza strutturale occorre però superare la dipendenza dai programmi straordinari e inserire l’elettrificazione in una politica nazionale stabile per il trasporto pubblico.

Fonte: Libro Bianco sulla mobilità elettrica 2026,