L’articolo di riferimento è Patrick Miner et al., “Car harm: A global review of automobility’s harm to people and the environmentJournal of Transport Geography, febbraio 2024. 

Una review scientifica pubblicata su Journal of Transport Geography propone una lettura sistemica dell’automobilità come determinante rilevante di salute pubblica, disuguaglianze sociali e pressione ambientale. Il lavoro analizza il sistema dell’“automobility”, inteso come insieme integrato di veicoli, infrastrutture, politiche e modelli territoriali che strutturano la mobilità contemporanea.

Gli autori organizzano i danni associati in quattro macro-categorie: violenza, cattiva salute, ingiustizia sociale e danno ambientale. Le stime riportate indicano che, dalla diffusione dell’automobile, il sistema automobilistico avrebbe causato tra 60 e 80 milioni di morti e almeno 2 miliardi di feriti. Attualmente, circa 1 decesso su 34 sarebbe attribuibile all’automobilità, considerando incidenti e alcune forme di inquinamento.

Il contributo principale dello studio è l’adozione di un approccio di “mobility justice”, che evidenzia la distribuzione diseguale dei rischi e dei benefici. I gruppi più vulnerabili – bambini, anziani, persone con disabilità e popolazioni a basso reddito – risultano maggiormente esposti a incidenti, inquinamento e barriere di accesso, pur beneficiando meno della mobilità automobilistica.

Sul piano sanitario, la review documenta il ruolo dell’inquinamento da traffico nella mortalità cardiovascolare e respiratoria, oltre agli effetti su salute mentale, sviluppo infantile e condizioni croniche. A ciò si aggiungono gli impatti indiretti legati alla sedentarietà e alla configurazione urbana car-dipendente.

Dal punto di vista ambientale, l’automobilità contribuisce in modo significativo alle emissioni climalteranti, al consumo di suolo, alla frammentazione degli habitat e all’estrazione di risorse. Il lavoro sottolinea che anche la transizione verso veicoli elettrici, pur riducendo alcune emissioni, non affronta la maggior parte degli impatti sistemici.

Gli autori concludono che la riduzione del danno associato all’automobilità richiede un cambio di paradigma nelle politiche pubbliche. Tra gli interventi indicati figurano riduzione dello spazio destinato alle auto, limitazioni del traffico, politiche di prezzo, rafforzamento del trasporto pubblico e promozione della mobilità attiva.

Il messaggio chiave è che il problema non riguarda solo la tecnologia dei veicoli, ma il modello di mobilità nel suo complesso, che necessita di una trasformazione strutturale per migliorare salute, equità e sostenibilità.