Dopo il periodo di pre-esercizio, il 15 dicembre sono entrati ufficialmente in funzione gli autovelox installati sulla Tangenziale Est e in viale Isacco Newton, una delle grandi arterie di collegamento tra i Colli Portuensi e l’Eur. I primi dati restituiscono una fotografia netta: nelle prime 72 ore di attività i dispositivi hanno rilevato in media circa 1.500 violazioni al giorno. In totale, 4.500 automobilisti hanno superato il limite dei 70 chilometri orari e riceveranno una sanzione che può variare da 42 a 845 euro, con decurtazione dei punti e possibile sospensione della patente nei casi più gravi.

I numeri ufficiali confermano quanto era già emerso durante la fase di test. Tra il 27 ottobre e il 5 novembre le infrazioni erano state 9.041, mentre a novembre il Comune aveva stimato fino a 6.440 potenziali violazioni al giorno. Ora, con l’avvio a regime, l’auspicio dell’amministrazione è che il trend segua l’esempio della galleria Giovanni XXIII, dove l’introduzione del tutor ha portato a una riduzione degli incidenti del 70 per cento.

I quattro “occhi elettronici” attivi sulla Tangenziale Est e in viale Isacco Newton si inseriscono infatti in una strategia più ampia di controllo della velocità. Nei piani del Campidoglio ci sono altri tredici autovelox da installare entro la metà del 2026. I primi tre saranno posizionati su corso Francia, una strada segnata da tragedie recenti e passate, diventata simbolo del costo umano dell’eccesso di velocità. Seguiranno poi sei dispositivi su via Cristoforo Colombo, asse veloce verso il litorale romano, e quattro su via Leone XIII, che attraversa villa Pamphili e che spesso si trasforma in una pista improvvisata.

«La velocità – spiega Eugenio Patanè, assessore ai Trasporti – è una delle cause più frequenti di incidenti gravi e mortali. È un dovere istituzionale intervenire anche su questo fronte per ridurre il numero e la gravità dei sinistri. Per questo abbiamo avviato un piano che comprende autovelox, vistared e rilevatori di velocità media, insieme ad attraversamenti rialzati e restringimenti di carreggiata».

Sul campo, l’effetto dei nuovi dispositivi è già visibile. Sulla Tangenziale Est, più che la telecamera in sé, a rallentare è spesso il traffico che si addensa come una cintura di sicurezza involontaria. Di giorno, il rispetto del limite è spesso una conseguenza delle code; di notte o all’alba, quando l’asfalto si svuota e invita a correre, il velox diventa invece il vero deterrente. Il comportamento cambia anche a seconda del senso di marcia: in una direzione la telecamera è ben visibile e annunciata da cartelli, inducendo frenate preventive; nell’altra è più defilata, posizionata dopo una curva, e sorprende chi arriva con il piede pesante.

In viale Isacco Newton il controllo è più diretto. La strada lunga e larga, quasi una highway urbana, spinge naturalmente ad accelerare. Proprio per questo l’autovelox funziona come strumento di rottura di un’abitudine consolidata più che come semplice mezzo punitivo. Si riproduce così uno schema già visto altrove: da una parte chi procede molto al di sotto del limite per timore della multa, dall’altra chi viaggia costante appena sotto la soglia consentita, sfruttando al millimetro la tolleranza prevista dal codice della strada. Il risultato è un traffico più lento e talvolta più nervoso, ma anche più controllato.

È questa la scommessa del Campidoglio: trasformare strade larghe e veloci, spesso percepite come “zone franche”, in assi urbani dove la velocità non sia più sinonimo di rischio. I dati dei primi giorni raccontano un cambiamento ancora in corso, fatto di frenate improvvise e nuovi equilibri tra le corsie. Ma l’obiettivo dichiarato resta chiaro: ridurre quella scia di incidenti gravi e mortali che, troppo spesso, accompagna l’eccesso di velocità sulle grandi arterie romane.

fonte: Repubblica