Gli autovelox fissi di Bologna ottengono il semaforo verde dal Ministero dei trasporti, che ha confermato l’autorizzazione di tutti gli impianti cittadini – compreso il settimo, finora inattivo, in viale Sabena all’ingresso del tunnel del Maggiore. L’iniziativa punta a fare chiarezza dopo mesi di dubbi sulla validità delle sanzioni per eccesso di velocità.

Il tema è tornato centrale dopo i recenti incidenti mortali che hanno coinvolto i ciclisti Ettore Pausini e Viola Mazzotti, rilanciando le richieste di maggiore sicurezza stradale e di un’applicazione più efficace di Città 30. Nonostante l’impegno del Comune nel dotare camion e furgoni di sensori per l’angolo cieco, rimane la velocità il nodo principale: a giugno 2025 gli autovelox hanno rilevato oltre 100.000 infrazioni tra i sei impianti attivi (Stalingrado, Panzacchi, Berti Pichat, Lenin, Togliatti, Cavina).

Tuttavia, il via libera del Mit non chiude la partita. Secondo la Corte di Cassazione, perché le sanzioni siano valide gli autovelox devono essere non solo autorizzati, ma anche omologati: una doppia condizione che continua a dare ragione agli automobilisti nei ricorsi. «Uno strumento autorizzato non è necessariamente omologato», ricorda Bruno Barbieri, presidente Codacons Bologna.

Di fatto, quindi, l’incertezza rimane: i ricorsi continueranno e, per alcuni autovelox installati dalla Città metropolitana ma non presenti nell’elenco del Mit, potrebbero aprirsi ulteriori spiragli per impugnare le multe.

Fonte: Repubblica