A Bari monta il malcontento di una parte dei commercianti di Carrassi, scesi in piazza con un flash mob silenzioso contro l’avvio dei cantieri del Bus Rapid Transit, il sistema di quattro linee dedicate finanziato con 160 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la perdita di posti auto e il timore di un calo di clientela in assenza di un piano parcheggi percepito come adeguato.
La protesta, guidata dal Comitato “No Brt – Municipio 2”, si inserisce in una fase delicata dei lavori, attualmente avviati su più fronti (viale Di Maratona, via Caldarola, via Papa Giovanni XXIII e via don Luigi Sturzo, futuro tracciato della linea verde). Nel dibattito entra anche la politica: il candidato del centrodestra Luigi Lobuono ha definito il Brt “un’opera al limite della follia”, criticando riduzione dei parcheggi, restringimento delle carreggiate e impatti su disabili e negozianti, promettendo una revisione o persino uno stop del progetto in caso di elezione.
La contrapposizione tra paure locali, narrazioni politiche e obiettivi del progetto è evidente. Il Brt nasce per migliorare mobilità, velocità commerciale, accessibilità e ridurre la congestione — oggi uno dei fattori critici più pesanti per la qualità della vita cittadina — ma la sua efficacia dipenderà anche da come il Comune saprà accompagnare i cantieri con misure temporanee e compensazioni: gestione della sosta, supporto alle attività economiche, comunicazione trasparente e partecipazione reale.
L’alternativa, come spesso accade, è che la discussione pubblica si riduca a uno scontro tra paure e slogan, invece che un confronto sui dati e sui benefici attesi per l’intera città.
fonte: Bari today