Il progetto delle quattro linee BRT (Bus Rapid Transit) di Bari, che entreranno in funzione nel 2027, suscita proteste nei quartieri periferici. Secondo quanto riferisce il Corriere del Mezzogiorno, residenti e rappresentanti dei Municipi contestano una rete considerata troppo concentrata sull’area centrale, con collegamenti insufficienti tra le periferie e verso il centro.

Il tema riguarda una parte consistente della città: l’articolo ricorda che circa il 17% della superficie comunale è costituito da quartieri periferici come Torre a Mare, Santo Spirito, Palese, Carbonara, San Pio, Sant’Anna, Loseto e Santa Rita. Tra i grandi esclusi dai percorsi BRT vengono indicati anche San Girolamo, via Toscanini e Parco 2 Giugno.

Le critiche riguardano soprattutto l’assenza di una rete capillare che consenta di raggiungere agevolmente le fermate BRT. Per chi vive in periferia, viene osservato, utilizzare il trasporto pubblico può significare cambiare più mezzi, con tempi di viaggio poco competitivi rispetto all’auto. Da qui la richiesta di rafforzare l’interscambio e i servizi di adduzione, comprese navette capaci di collegare i quartieri esterni alla nuova rete veloce.

La polemica investe anche il futuro assetto del TPL barese. Secondo l’articolo, per far funzionare il BRT e il nuovo sistema di trasporto pubblico sarebbero necessarie circa 103 nuove unità di personale, con un costo stimato di almeno 5 milioni di euro l’anno. Viene quindi sollecitato un confronto con il Comune sul piano di esercizio, sulle coperture finanziarie e sull’organizzazione complessiva del servizio.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno