Il nuovo BRT di Bari non può essere considerato una rete autonoma, ma deve diventare l’ossatura attorno alla quale riorganizzare l’intero trasporto pubblico cittadino, con l’obiettivo di rendere possibile muoversi senza automobile. È il punto centrale dell’intervista del Corriere a Michele Ottomanelli, docente di Tecnica ed economia dei trasporti al Politecnico di Bari.
Secondo Ottomanelli, l’integrazione con le linee ordinarie dell’AMTAB è fondamentale: le linee che servono le zone periferiche dovrebbero funzionare da servizi di adduzione al BRT, limitando al minimo i trasbordi. La rete urbana dovrà quindi essere riprogettata, verificando anche le percorrenze annuali disponibili e le risorse regionali per l’esercizio.
Resta aperta la questione delle periferie escluse dal tracciato. L’estensione verso Carbonara, Ceglie, Loseto e San Pio non è ritenuta oggi facilmente realizzabile, anche per le caratteristiche della viabilità. Per il docente occorre piuttosto studiare collegamenti efficaci con il BRT e verificare attentamente i tragitti, evitando soluzioni che comportino l’eliminazione di piste ciclabili o ulteriori criticità stradali. Il tema dell’esclusione di numerosi quartieri periferici è emerso anche nel dibattito cittadino di questi giorni.
Attenzione anche alle fermate al centro della carreggiata: sulle arterie più ampie possono aumentare il rischio per pedoni, persone anziane e utenti con disabilità, rendendo necessari attraversamenti e intersezioni semaforizzate progettati con particolare cura.
Per la logistica urbana, infine, Ottomanelli propone zone dedicate al carico e scarico, monitoraggio dell’occupazione in tempo reale e sistemi di routing per i veicoli dell’ultimo miglio. L’auspicio complessivo è che il BRT rispetti le prestazioni previste dal progetto e contribuisca a ridurre drasticamente l’uso dell’auto: meno tempo di viaggio, minori costi e maggiore attrattività del trasporto pubblico.
Fonte: Corriere, intervista di Lorenzo Giliberti a Michele Ottomanelli.