Il progetto del Bus rapid transit (Brt) di Bari punta a rivoluzionare il trasporto urbano, ma secondo un’analisi del Corriere della Sera resta il nodo delle periferie ancora escluse dal sistema. I tracciati previsti nella prima fase si fermano infatti nelle aree semi-centrali della città, senza raggiungere quartieri come Palese, Santo Spirito, San Paolo, Carbonara, Ceglie del Campo o Torre a Mare.

Il confronto con esperienze europee come Metz e Nantes evidenzia differenze significative: in quei casi il Brt collega direttamente periferie, centro e principali poli attrattori senza cambi di mezzo, contribuendo anche alla riduzione del traffico automobilistico e all’aumento dell’uso del trasporto pubblico.

A Bari, invece, il sistema progettato dal Comune e dal Politecnico prevede nella fase iniziale quattro linee concentrate soprattutto nell’area urbana centrale. Dei oltre 30 chilometri previsti a regime, i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziano attualmente 23,6 chilometri. Le future estensioni verso le periferie non hanno ancora tempi certi né coperture finanziarie definitive.

L’amministrazione sostiene che il Brt consentirà comunque collegamenti più rapidi grazie all’integrazione con le linee bus tradizionali, ma il modello prevede per molti utenti un cambio ai capolinea prima di raggiungere il centro.

L’articolo ricorda anche i precedenti tentativi falliti di rilancio del trasporto filoviario cittadino, con milioni di euro investiti negli anni Novanta e Duemila senza che i mezzi entrassero realmente in servizio.

Secondo l’analisi, il successo del Brt dipenderà dalla realizzazione delle future estensioni e dall’efficienza dell’interscambio. In caso contrario, il rischio è che una parte consistente della popolazione barese continui a restare poco servita dal nuovo sistema.

Fonte: Corriere della Sera