A Bergamo cresce l’allarme per la sicurezza di chi va in bici. In soli due giorni si sono registrati due morti, che portano a cinque il numero dei ciclisti deceduti dall’inizio del 2025 su un totale di 50 vittime della strada. Un dato in linea con gli anni precedenti, ma che continua a destare forte preoccupazione: nel 2024 erano stati 5 i ciclisti morti su 50 vittime, nel 2023 addirittura 8 su 47. Le vittime sono spesso anziani – abituati all’uso quotidiano della bici, ma poco preparati alle nuove condizioni del traffico – oppure immigrati che utilizzano biciclette di fortuna, spesso senza dispositivi di sicurezza.
Le associazioni ciclistiche denunciano un clima di ostilità crescente, amplificato anche dai social, e il mancato rispetto delle regole di base da parte degli automobilisti: portiere aperte senza guardare, svolte senza freccia, mancanza di distanza di sicurezza, auto in sosta sulle ciclabili. Le bike lane, fatte solo di strisce dipinte, vengono regolarmente invase dalle auto; le zone 30 vengono ignorate e le nuove auto elettriche, molto silenziose, rendono più difficile percepire i pericoli.
Il nuovo Codice della strada vieta inoltre ai ciclisti di utilizzare le corsie preferenziali dei bus, togliendo uno spazio che in molte città era considerato sicuro. Il caso della nuova corsia riservata al bus elettrico Bergamo–Verdellino, priva di ciclabile dedicata, rischia di aggravare la situazione.
Non manca l’autocritica: alcuni ciclisti passano col rosso, vanno affiancati in gruppi numerosi, oppure salgono sui marciapiedi per difendersi dal traffico, generando tensioni con pedoni e automobilisti.
Infine, a complicare il quadro, c’è il fenomeno dei furti: in città si registrano segnalazioni continue, soprattutto di e-bike di valore. Le associazioni consigliano di legare la bici in più punti e dotarla di sistemi di tracciamento.
Il messaggio resta chiaro: servono campagne di prevenzione, più controlli e soprattutto un cambio culturale. “La strada è di tutti – ricordano le associazioni – e il rispetto reciproco è la condizione minima per evitare nuove tragedie”.
fonte: Corriere.it