Nel dibattito europeo sulla decarbonizzazione della mobilità, cresce l’attenzione sui biocarburanti come possibile alternativa a benzina e diesel. Tuttavia, una recente analisi di Transport & Environment (T&E) avverte che inserire i biocarburanti nella normativa europea sulle emissioni delle auto non solo non aiuterebbe la lotta ai cambiamenti climatici, ma rischierebbe di compromettere la transizione verso soluzioni realmente sostenibili come i veicoli elettrici. 

Il rischio di una “scappatoia” nella normativa post-2035

La normativa europea attualmente prevede che dal 2035 tutte le auto nuove debbano avere emissioni nette di anidride carbonica pari a zero. Alcuni attori dell’industria automobilistica e dei combustibili stanno però chiedendo di creare una scappatoia per consentire l’omologazione di auto a combustione che utilizzino biocarburanti “carbon neutral”. Secondo T&E, questa apertura affievolirebbe l’efficacia della legge e potrebbe portare alla vendita di motori a combustione anche dopo il 2035. 

Domanda insostenibile rispetto alle risorse disponibili

Il rapporto di T&E dimostra che inserire i biocarburanti nella legge europea sulle auto aumenterebbe la domanda totale di biocarburanti da qui al 2050 fino a 2-9 volte oltre quanto potrebbe essere sostenibilmente prodotto. 

Un esempio emblematico: un veicolo alimentato esclusivamente con grassi animali richiederebbe l’equivalente di circa 120 maiali all’anno, mentre per l’olio da cucina esausto servirebbero circa 25 kg di “patatine fritte” al giorno per ogni auto. Queste stime illustrano fin da subito il problema di scala di questa proposta. 

Importazioni, frodi e scarso beneficio climatico

La maggior parte dei biocarburanti utilizzati oggi nell’Unione Europea è importata da paesi terzi, soprattutto in forma di olio da cucina esausto. Più dell’80 % di questo materiale è ormai proveniente da paesi extra-UE, con creazione di nuove dipendenze e rischi accresciuti di frodi nel sistema di certificazione e tracciabilità. 

Inoltre, secondo l’analisi T&E, l’attuale mix di biocarburanti produce risparmi di emissioni di gas serra assai limitati, nell’ordine del 20-40 % rispetto ai combustibili fossili. In alcuni casi, considerando anche la conversione del suolo agricolo e i trasporti, l’uso di biocarburanti può ridurre di poco o addirittura annullare il beneficio climatico atteso. 

Un rischio per la transizione elettrica

Inserire i biocarburanti nella legge sulle auto rischierebbe di distogliere investimenti e domanda dai veicoli elettrici a batteria (BEV), oggi considerati la soluzione scalabile per eliminare le emissioni del trasporto su strada. L’industria, attirata da quella che T&E definisce una “neutralità tecnologica” fuorviante, potrebbe continuare a puntare su motori a combustione green-washed invece di accelerare sull’elettrificazione vera. 

Conseguenze per altri settori del trasporto

Estendere i biocarburanti alle auto non solo aumenterebbe la pressione sulla già limitata disponibilità di risorse, ma sottrarrebbe potenziali volumi utili anche ad altri settori “hard-to-abate” come aviazione e navigazione, dove alternative veramente decarbonizzanti sono molto più difficili da implementare. 

Scelte strategiche per l’UE

Secondo T&E e altre organizzazioni ambientaliste, l’Unione Europea deve resistere alla tentazione di inserire questi combustibili come opzione equivalente ai veicoli a zero emissioni. La raccomandazione dei report è chiara: mantenere standard forti per il 2035 e oltre, concentrarsi sulla diffusione di auto elettriche e sulle infrastrutture di ricarica, e riservare eventuali biocarburanti avanzati esclusivamente ai settori dove non esistono alternative praticabili. 

Il dibattito in corso sull’inclusione o meno dei biocarburanti nella normativa post-2035 avrà implicazioni cruciali per la competitività dell’industria automobilistica europea, per il clima e per l’autonomia energetica dell’Unione.

👉 Articolo completo di Transport & Environment (in inglese): https://www.transportenvironment.org/articles/biofuels-in-cars-a-dead-end-for-europe