La morte di Mohammed Faruk, 56 anni, investito su un attraversamento pedonale in via Emilia Levante, riaccende il dibattito sulla Città 30. Simona Larghetti (Coalizione civica), promotrice del progetto, denuncia un arretramento: «Il progetto di Città 30 non è uno slogan, ma un percorso culturale e politico che ha bisogno di continuità e coerenza. – afferma Larghetti – Dopo il 2024, quando Bologna aveva registrato il risultato storico di zero pedoni morti, ci troviamo oggi a piangere già cinque vittime in poco più di otto mesi. È un bilancio doloroso che dimostra come non ci si possa mai permettere di abbassare la guardia. Tre di questi decessi sono avvenuti su strade dove il limite resta a 50 km/h: questo dato, da solo, dimostra quanto sia importante estendere e applicare seriamente la logica dei 30 km/h, che non è una penalizzazione per la mobilità ma una scelta di civiltà per salvare vite».
Poi la stoccata sul tema dei controlli: «Nel 2024 c’era stata un’attenzione straordinaria, con pattuglie, autovelox mobili, attività di deterrenza quotidiana. Oggi stiamo tornando alle vecchie abitudini, con meno controlli e una percezione diffusa di libertà di infrangere le regole. Ma senza controlli capillari la cultura della sicurezza arretra, e chi attraversa le strisce continua a pagare il prezzo più alto. Non si tratta di reprimere, ma di responsabilizzare: la presenza visibile della polizia locale e degli strumenti di controllo è parte integrante della sensibilizzazione. Serve coerenza nelle scelte: applicare davvero i 30 km/h dove già previsti, rafforzare i controlli e ribadire che la strada appartiene prima di tutto agli utenti più fragili».
E conclude: «La polemica non salva vite. Le scelte coraggiose, invece, sì. Se Bologna vuole essere un modello europeo di mobilità sostenibile, deve dimostrarlo ogni giorno non solo con i regolamenti, ma con i fatti e con l’impegno concreto a proteggere pedoni e ciclisti».
L’Assessore alla mobilità Campaniello difende con forza la Città 30, ribadendo che l’obiettivo è estendere e non ridurre le zone a velocità moderata: “Più Città 30, non meno, per una Bologna più vivibile e sicura”.
L’assessore ricorda i dati: nel primo anno di applicazione le vittime della strada si sono ridotte del 49%, con zero pedoni morti (prima volta dal 1991). Nel 2025 i primi sei mesi confermano il trend: -33% di decessi rispetto al pre Città 30, -15% incidenti, -21% casi gravi, oltre a un calo dell’uso dell’auto (-8%), riduzione dell’inquinamento da traffico (-30%) e crescita significativa della mobilità ciclabile (+19%, bike sharing +119%).
Per rafforzare i controlli sono stati avviati i progetti “Sicurezza stradale” e “Mobilità sicura”, con pattuglie attive mattina, pomeriggio e notte, particolare attenzione alle condizioni psicofisiche dei conducenti e incremento dei turni della polizia locale grazie a nuove risorse.
Parallelamente parte una nuova campagna di comunicazione per la protezione degli attraversamenti e la sensibilizzazione dei cittadini, che per Campaniello resta decisiva: “Non possiamo militarizzare le strade, serve cambiare mentalità. La Città 30 è la ricetta giusta per raggiungere la Vision Zero: davanti ai dati sul calo degli incidenti, tutti capiranno la bontà della nostra azione”.
fonte: Repubblica e Corriere.it