Dopo lo stop deciso dal Tribunale amministrativo regionale, la rete di associazioni Bologna30 chiede al Comune di Bologna di far ripartire il progetto Città 30 «secondo le indicazioni del Tar» e di rilanciarlo. All’interno del comitato prevalgono «rammarico» e «sconcerto», soprattutto per il coinvolgimento del Ministero dei Trasporti, ma anche la convinzione che lo stop sia solo temporaneo.

Secondo la portavoce Sara Poluzzi, Città 30 «ha prodotto una riduzione di vittime e feriti e un miglioramento della qualità dell’aria», dimostrando la propria efficacia. Per questo «non può essere fermata da questioni formali» e va ripristinata, superando quello che viene definito «un inciampo» lungo il percorso. Il comitato ricorda inoltre che continuano a nascere gruppi di cittadini che chiedono più sicurezza sotto casa e interventi più capillari, soprattutto sulle strade rimaste a 50 km orari: tre dei cinque pedoni morti lo scorso anno, sottolineano, sono stati investiti proprio su quelle arterie.

La sentenza del Tar ha criticato l’estensione generalizzata del limite a gran parte della città, ma Bologna30 replica che le principali direttrici sono rimaste a 50 km orari e che una regolazione “strada per strada” rischierebbe di creare confusione. «Una Città 30 a macchie farebbe perdere il senso di una rivoluzione culturale», afferma Poluzzi, rivendicando il valore del modello bolognese anche come esempio per altri centri italiani.

Fonte: la Repubblica