Caldaie, addio ai controlli in casa: la bozza di riforma che preoccupa sicurezza, aria e salute

La bozza del nuovo decreto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, destinata a sostituire il Dpr 74/2013, introduce una forte “semplificazione” nei controlli sugli impianti termici: per tutte le caldaie sotto i 70 kilowatt sparirebbero le ispezioni in casa, sostituite da sole verifiche documentali a distanza. Una scelta che riguarda circa 20 milioni di impianti domestici, molti dei quali datati e poco efficienti.

L’Unione Artigiani di Milano e Monza Brianza lancia l’allarme: i catasti degli impianti funzionano ancora in modo disomogeneo e non integrato, rendendo i controlli “da scrivania” poco affidabili. Inoltre, il decreto fissa come standard nazionale un solo controllo di efficienza energetica ogni quattro anni, rischiando di scoraggiare le Regioni più virtuose, come la Lombardia, dove le ispezioni periodiche hanno garantito negli anni maggiore sicurezza, minori consumi e una riduzione delle emissioni.

Il tema, tuttavia, non riguarda solo la sicurezza domestica. Gli impianti di riscaldamento contribuiscono in modo significativo alle emissioni di polveri sottili, soprattutto nei mesi invernali e nelle aree urbane e della Pianura Padana già caratterizzate da livelli critici di inquinamento atmosferico. Ridurre i controlli su caldaie obsolete e poco efficienti significa accettare un aumento delle emissioni e un peggioramento della qualità dell’aria, con ricadute dirette sulla salute.

Da un punto di vista ambientale e sanitario più generale, diversi esperti e associazioni sottolineano come la direzione dovrebbe essere opposta: non alleggerire il sistema dei controlli, ma rafforzarlo ed estenderlo anche agli impianti alimentati a biomasse, come pellet e legna, che rappresentano una quota rilevante delle emissioni di particolato fine se non correttamente installati, mantenuti e utilizzati. Un aspetto che oggi resta in gran parte scoperto dal sistema dei controlli.

Per questo, al di là delle posizioni espresse dagli artigiani sul tema delle ispezioni domestiche, cresce la richiesta di una riflessione più ampia prima della promulgazione del decreto, affinché la semplificazione amministrativa non si traduca in un arretramento nella tutela della qualità dell’aria, della sicurezza e della salute pubblica.La bozza del nuovo decreto del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, destinata a sostituire il Dpr 74/2013, introduce una forte “semplificazione” nei controlli sugli impianti termici: per tutte le caldaie sotto i 70 kilowatt sparirebbero le ispezioni in casa, sostituite da sole verifiche documentali a distanza. Una scelta che riguarda circa 20 milioni di impianti domestici, molti dei quali datati e poco efficienti.

L’Unione Artigiani di Milano e Monza Brianza lancia l’allarme: i catasti degli impianti funzionano ancora in modo disomogeneo e non integrato, rendendo i controlli “da scrivania” poco affidabili. Inoltre, il decreto fissa come standard nazionale un solo controllo di efficienza energetica ogni quattro anni, rischiando di scoraggiare le Regioni più virtuose, come la Lombardia, dove le ispezioni periodiche hanno garantito negli anni maggiore sicurezza, minori consumi e una riduzione delle emissioni.

Il tema, tuttavia, non riguarda solo la sicurezza domestica. Gli impianti di riscaldamento contribuiscono in modo significativo alle emissioni di polveri sottili, soprattutto nei mesi invernali e nelle aree urbane e della Pianura Padana già caratterizzate da livelli critici di inquinamento atmosferico. Ridurre i controlli su caldaie obsolete e poco efficienti significa accettare un aumento delle emissioni e un peggioramento della qualità dell’aria, con ricadute dirette sulla salute.

Da un punto di vista ambientale e sanitario più generale, diversi esperti e associazioni sottolineano come la direzione dovrebbe essere opposta: non alleggerire il sistema dei controlli, ma rafforzarlo ed estenderlo anche agli impianti alimentati a biomasse, come pellet e legna, che rappresentano una quota rilevante delle emissioni di particolato fine se non correttamente installati, mantenuti e utilizzati. Un aspetto che oggi resta in gran parte scoperto dal sistema dei controlli.

Per questo, al di là delle posizioni espresse dagli artigiani sul tema delle ispezioni domestiche, cresce la richiesta di una riflessione più ampia prima della promulgazione del decreto, affinché la semplificazione amministrativa non si traduca in un arretramento nella tutela della qualità dell’aria, della sicurezza e della salute pubblica.

fonte: Corriere