La mobilità condivisa si conferma uno dei pilastri delle politiche urbane per ridurre traffico, emissioni e dipendenza dall’auto privata. I dati più recenti mostrano infatti una partecipazione crescente dei cittadini: nel 2024 sono stati superati i 50 milioni di viaggi effettuati con mezzi condivisi, con una domanda in ulteriore aumento che potrebbe avvicinarsi a quota 60 milioni nel corso dell’anno.
A questa crescita dell’utilizzo non corrisponde però un rafforzamento dell’offerta. Al contrario, il settore del car sharing sta attraversando una fase di contrazione: i veicoli attivi sono scesi a circa 96.000, con un calo del 15% rispetto a due anni fa, mentre il numero degli operatori si è ridotto di circa un quarto in appena dodici mesi. Anche i servizi complessivamente disponibili sono diminuiti, passando da oltre 230 a circa 170. Un disallineamento evidente tra una domanda in espansione e un’offerta che fatica a reggere i nuovi equilibri economici e regolatori.
La geografia del car sharing evidenzia forti squilibri territoriali. Oltre la metà dei viaggi si concentra nelle grandi aree metropolitane, in particolare tra Roma e Milano, che con oltre 13 e 12 milioni di corse annue guidano la classifica nazionale. Solo in poche città – tra cui Milano, Roma, Firenze, Bergamo e Torino – è presente una reale mobilità integrata che combina auto, biciclette, monopattini e scooter in sharing. Nei capoluoghi medio-piccoli, invece, si registrano spesso chiusure totali dei servizi, con intere comunità escluse dai benefici della sharing mobility.
Le cause della crisi dell’offerta sono molteplici. Da un lato pesano l’aumento dei costi gestionali e amministrativi per gli operatori, legati a manutenzione, assicurazioni e regolamentazioni locali sempre più complesse e disomogenee. Dall’altro, la concorrenza della micromobilità – biciclette e monopattini in sharing – ha intercettato una quota crescente di spostamenti brevi, soprattutto nei centri storici e nelle Zone a traffico limitato. Anche gli operatori storici risentono di questa fase: Enjoy ha segnalato, ad esempio, una riduzione significativa del parco veicoli nei primi mesi del 2025.
Nonostante le difficoltà, il settore mostra segnali di evoluzione qualitativa. Le flotte rimaste sono sempre più orientate alla sostenibilità: i veicoli elettrici rappresentano ormai circa il 35% del totale, in crescita del 18% in un solo anno, mentre le auto ibride raggiungono il 38%. Accanto alla transizione tecnologica, avanzano anche soluzioni digitali per la prenotazione e il pagamento e sperimentazioni di integrazione con il trasporto pubblico locale, fondamentali per rafforzare l’intermodalità.
Il confronto con l’Europa indica che la contrazione delle flotte non è un fenomeno esclusivamente italiano, ma altrove politiche più stabili e coordinate hanno permesso di sviluppare modelli di successo, soprattutto nel bike sharing e nei sistemi integrati. La lezione che emerge è chiara: per rilanciare il car sharing servono regole uniformi, incentivi strutturali e una forte collaborazione tra enti pubblici e operatori privati.
In questo scenario, la mobilità condivisa resta un tassello strategico della transizione urbana. Il suo futuro dipenderà dalla capacità di superare frammentazione normativa e squilibri territoriali, trasformando l’attuale crescita della domanda in un sistema solido, accessibile e realmente sostenibile.
Fonte: businessonline.it