Comunque la si guardi, la sproporzione tra posti auto disponibili e permessi rilasciati a Città Alta continua a rappresentare una criticità strutturale. Gli stalli effettivamente utilizzabili sono circa 700 (escluso il Parking Fara), mentre i contrassegni di sosta attivi arrivano a quota 2.600, di cui circa 550 destinati ai lavoratori degli esercizi commerciali. Una “coperta corta” che, almeno per ora, non sembra essersi allungata nonostante le misure correttive annunciate dall’amministrazione comunale.

I primi mesi del 2026 avrebbero dovuto rappresentare un banco di prova importante: molte autorizzazioni riservate agli operatori erano in scadenza e, dopo le proteste seguite allo sgombero di piazza Angelini, l’assessorato alla Mobilità aveva promesso che non sarebbero state rinnovate automaticamente. In effetti, negli uffici di Atb – incaricata di gestire i contrassegni – i controlli sono stati rafforzati. L’azienda verifica contratti e orari di lavoro, limitando i pass a un solo mezzo per ciascun titolare di attività e introducendo criteri più stringenti per i dipendenti.

La discriminante principale resta l’orario: chi lavora fino alle 18 non ha diritto ad alcun permesso, mentre i lavoratori serali e notturni possono ottenerlo in via eccezionale, sulla base del fatto che, dopo una certa ora, il trasporto pubblico locale non garantisce un rientro adeguato verso casa. Nonostante ciò, per molti residenti la situazione quotidiana non è cambiata in modo significativo: in particolare nel Borgo Canale, non sono rari i casi di auto lasciate lungo il viale delle Mura per mancanza di alternative.

È in questo contesto che, nei giorni scorsi, una delegazione del Comitato dei residenti è stata ricevuta dall’assessore Marco Berlanda. Un incontro definito di “ascolto”, ma che non ha portato all’accoglimento di alcune delle proposte avanzate dal Comitato. Tra queste, l’idea di contrassegnare in modo riconoscibile le auto dei lavoratori serali o di riservare loro specifiche zone di sosta lungo le Mura. Proposte che, secondo le rappresentanti dei residenti, si sono scontrate con resistenze forti da parte di alcuni operatori commerciali, poco inclini ad accettare anche brevi spostamenti a piedi per il proprio personale.

Con maggior cautela, invece, sarebbero state prese in considerazione due ipotesi alternative: rilasciare un numero limitato di pass per ciascun esercizio, da gestire in modo condiviso tra i dipendenti, oppure favorire forme di organizzazione come il car pooling. Bocciata senza riserve, invece, la proposta di aumentare il costo annuo del contrassegno per i lavoratori da 120 a 240 euro.

Il confronto resta quindi acceso, con visioni divergenti. Da un lato il Comitato dei residenti chiede una strategia chiara del Comune su Città Alta e il riconoscimento esplicito dei diritti di chi vi abita; dall’altro, una parte degli operatori sostiene che la situazione sia sotto controllo e che gli stalli sulle Mura siano sufficienti. Nel dibattito è emersa anche l’ipotesi di spostare le aree di carico e scarico merci lungo le Mura, anziché in Colle Aperto, mentre piazza Cittadella resta esclusa da ogni possibilità di utilizzo.

Sul tavolo, infine, prende forma l’idea di un accreditamento temporaneo al transito per visitatori o accompagnatori dei residenti: una soluzione che potrebbe offrire un minimo di flessibilità, ma che non risolve il problema di fondo. La partita sui parcheggi in Città Alta, insomma, resta aperta e destinata a rimanere uno dei nodi più delicati del rapporto tra vivibilità residenziale e funzioni turistiche e commerciali.

Fonte: Corriere della Sera